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Archivi tag: Storie di un Click

NUVOLE DI PASSAGGIO

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Ero rimasto tutto il pomeriggio a sorseggiare vino e a fotografare nuvole, con la voce del mio vecchio che dall’altro mondo mi ammoniva dicendomi che invece di perder tempo avrei dovuto fare qualcosa di costruttivo, tipo aiutare mio fratello a risanare i conti dell’azienda che ci aveva lasciato in eredità, oppure rimboccarmi le maniche e dare una mano agli operai alla fabbrica, o al limite trovarmi una donna, magari ricca, e sistemarmi una volta per tutte. Insomma, anche da morto quel povero cristo tornava ad assillarmi con le solite menate, come se non fosse stato abbastanza chiaro durante i nostri innumerevoli scontri aperti, e mia madre che dalla cucina faceva finta di non sentire, per poi consolarmi in segreto con un panino al prosciutto e una Ceres ghiacciata come piaceva a me. È stata lei a salvarmi da questa macchina infernale, e gliene sarò eternamente grato… Leggi il resto di questa voce

LA GIOSTRA

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di GM Willo

C’era una vecchia giostra in città, di quelle in stile ottocento, anche se indubbiamente smaltata di nuovo. Occupava una piazzetta un po’ nascosta, quasi in periferia, e ci si arrivava per strade poco frequentate, conosciute solo agli anziani e ai padroni di cani, perché loro la città la conoscono fin nei minimi dettagli; ogni marciapiede, angolo, lampione e albero non sfugge ai loro amici a quattro zampe. Un tempo avevo anch’io avevo un cane, e grazie a lui ho avuto l’occasione di conoscere gli anfratti più curiosi di questo antico e stantio capoluogo…. continua a leggere…

FIORITURE

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Come andranno le cose domani? Chi può dirlo, ripetono amici e conoscenti, ma l’interrogativo rimane scolpito indelebilmente negli occhi dei miei figli, che mi guardano da oltre la tazza del caffellatte regalandomi un altro straordinario esempio di purezza, o forse sono io che vi leggo cose che non esistono affatto. D’altronde quand’ero un ragazzo non andavo mai col pensiero più lontano del giorno dopo, o al massimo mi spingevo fino al week-end, ma mai più avanti, perché il tempo ha tutto un altro significato quando si è giovani. Leggi il resto di questa voce

I CONTI DELLA VITA

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D’inverno, in quelle giornate fredde ma di sole, mi piace andarmene al parco giochi. Non c’è quasi mai nessuno e le panchine sono tutte a mia disposizione, anche quelle a ridosso della rimessa, riparate dal vento e rivolte a sud, perciò posso godermi il sole dal mattino fino a metà pomeriggio. Di solito ci capito prima di pranzo, insieme a una birra a temperatura ambiente, ovvero molto fredda. Me la bevo a piccoli sorsi, come una bevanda ristoratrice… continua a leggere…

IL PROFUMO DI CIPOLLETTA

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Quando sento il profumo di cipolletta mi sembra di entrare in casa di Lina.
Lina era una vecchietta che abitava al piano di sotto, classe millenovecentodieci, sempre pimpante fino al suo ultimo giorno, un torrido pomeriggio di due estati fa in cui il suo cuore, dopo quasi un secolo di incessante lavoro, aveva deciso di non battere più.
A volte mi invitava a pranzo, in quelle domeniche in cui tutto sembra succedere sui campi di calcio, e il mondo pare fermarsi sugli spalti… continua…

CUORE FREDDO

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Un cuore freddo, insensibile a tutto. È cresciuto nei giorni apatici dell’ultimo autunno, durante quelle notti passate a fissare il soffitto buio, nei silenzi rotti soltanto dal ronzare inarrestabile della TV della vicina di casa… continua…

PROVE TECNICHE DI PRIMAVERA

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Non ho motivo di rimanermene in casa, non oggi che è una giornata di sole. Per decidermi ad uscire devo vincere una guerra interiore, la stessa che da oltre un mese mi tiene prigioniero dentro queste quattro mura. Ho dato la colpa all’inverno, ma oggi è il primo giorno di primavera, anche se il calendario non lo dice. Niente torna come è stato. Non posso cristallizzare la mia angoscia nei ricordi di lei. Devo uscire… continua…

LA BICI DI GINO

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Gino non va più in bicicletta. Adesso ha la familiare con i seggiolini per i bimbi, e lo scooter per muoversi in città. Però io continuo a ricordarmelo sui pedali, magro come un fuscello, con la chioma paglierina al vento. Arrivava sempre tardi, ma era impossibile fargliela pesare. D’altra parte lui veniva in bicicletta, mentre noi eravamo tutti motorizzati. Scendeva di sella con l’agilità di un furetto, il sorriso stampato sul volto e la battuta pronta. Noi sedevamo sulle panchine con le lattine di birra e i cicchini, a ragionare di quello che avremmo combinato… continua…

ADDIO

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Potrei non tornare. Dico potrei, perché non esiste niente di certo. Neanche il marciapiede su cui cammino, neanche il vento freddo di dicembre che mi penetra sotto la giacca di velluto, neanche lui sa se riuscirà a sopravvivere a stanotte, se domani ci sveglieremo sotto un sole accecante, cullati da uno scirocco inatteso ma sempre piacevole. Dire addio non significa davvero addio, almeno non per me. È un addio rilegato ad un momento pieno di rabbia, alle lacrime respinte, ai singhiozzi morti in gola. Addio è solo per adesso, almeno fino a quando la strada mi terrà compagnia, e la notte rimarrà accanto a me, ad ascoltarmi in silenzio… continua…

SULLA CASSIA

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Paolo non era un motociclista, cioè non di quelli fissati che non si perdono neanche un motorshow. Gli piaceva andare in moto, questo si, ma non cercava né l’ebbrezza della velocità, né l’appartenenza ad un circolo di amatori. Aveva una vecchia Moto Guzzi e ne andava fiero. A chi gli diceva “perché non lo cambi quel catorcio!” lui rispondeva perentorio “perché mi piace”, ed erano tre parole semplici ma che spiegavano tutto. Giacchetto di pelle, casco aperto, occhiali da sole e il vento in faccia, così i suoi amici continuano a ricordarlo… continua…

IMPRONTE

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Ho lasciato impronte dappertutto, come un ladro maldestro, un bambino goloso con le mani sporche di marmellata. Le ho lasciate in salotto con le riviste di fotografia appoggiate distrattamente sul divano, in cucina con le mie salsine piccanti in frigorifero… continua…

IL VECCHIO ULIVO

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I ragazzi saltarono giù dal motorino e procedettero a piedi sullo sterrato che in quel punto diventava più insidioso, con rocce aguzze che spuntavano dappertutto minacciando di bucare qualche ruota. In mano tenevano i caschi e uno di loro c’aveva infilato dentro un sacchetto di plastica contenente un paio di bottiglie di Moretti da 66. La stradina divenne un sentiero e si aprì sulla vallata. Il posto ideale era all’ombra di un vecchio ulivo che s’alzava vigile sul paesaggio, così i due si sedettero sull’erba secca di quel caldo pomeriggio di luglio e aiutandosi con un portachiavi stapparono le due birre. Per un minuto abbondante non parlarono. Bevvero, guardarono e ascoltarono… continua…

CICCHE

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Stretti in una morsa di apatia, i due rimasero a bordo piscina a fumare ed a inventarsi la giornata. Nonostante il caldo e l’acqua brillantissima che prometteva refrigerio, restarono immobili sotto l’ombrellone, perché anche l’idea di un tuffo sembrava un qualcosa di troppo faticoso… CONTINUA…

IL PROFUMO DELLA MAGNOLIA

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Il profumo della magnolia è tutto ciò che ricordo di quell’estate, tutto quello che mi sono permessa di ricordare. Conosco il suo significato, il vento caldo pieno delle sue bugie, le notti sopra le lenzuola a sorseggiare un bicchiere di prosecco con la mente confusa, inebriata. Un calore all’altezza dello stomaco, e poi più giù, nel pensiero di lui. Arriverà stanotte? Quante volte me lo sono chiesta… continua…

HOLIDAY INN

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Non ero mai stato in un Holiday Inn, credevo anzi che non ci avrei mai messo piede, non per questione di gusti ma di opportunità. Fino a qualche mese fa non avevo alcuna ragione per lasciare la mia casa, il mio lavoro e tutti quei legami costruiti in trentacinque anni di residenza in un piccolo paesino della Maremma. Ma i fulmini a ciel sereno a volte precipitano a terra e fanno un gran chiasso… continua…

CASTAGNETO

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Per andare a casa di Paola facevo la strada del castagneto, uno sterrato dissestato che era diventato col tempo il terrore di tutti gli automobilisti del paese. Tre diverse amministrazioni comunali avevano promesso di asfaltare quella strada, ma in dieci anni nessuno ha mai fatto niente… continua…

UN PANINO IN COMPAGNIA

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Erano passati cinque anni dall’ultimo incontro con Marchino. C’avevo passato l’infanzia insieme, i pomeriggi alla sala giochi e le serate sulle panchine, specialmente d’estate. Nel quartiere rimanevamo solo noi due perché i nostri genitori potevano appena permettersi una settimana al mare di ferragosto, una vera tortura… continua…

RITUALE NEL FIUME

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Teresa cercava qualcosa di nuovo che potesse salvarla dall’apatia che la tormentava nei giorni sbagliati, come ad esempio il venerdì sera sul divano davanti alla TV, col volume abbassato e il cellulare in mano a scorrere velocemente la rubrica piena di numeri sconosciuti. Il sabato non era male perché andava a fare visita a sua madre… continua…

PESCAIA SULL’ARNO

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A volte vengo quaggiù, quando le cose non vanno per il verso giusto. Ci arrivo per una stradina che passa sotto la ferrovia, poi attraverso il tennis club, un cancellino di legno e un sentiero che scende giù dall’argine. In estate è molto bello qui, ma dopo le dieci incomincia a fare troppo caldo. Di solito sono qui alle nove, dopo il caffè. Mi fumo una sigaretta, mi siedo sulle rocce e mi perdo nei baluginii del fiume. I riflessi accecanti del sole mi distraggono dai miei guai… continua…

MONDIALI

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Quest’anno i mondiali li vedo da solo. Lo faccio per rabbia, sperando che i vecchi amici si sentano in colpa.
Nicco mi ha appena chiamato, ma ho lasciato squillare. Sono tutti a casa di France, con le pizze e le birre, come sempre. Eppure sono cambiate tante cose… continua…