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Archivi tag: Rock City

ROCK CITY- SESTO EPISODIO: King Nico

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Torna dopo un anno di stop la saga di Rock City. Ecco il sesto episodio di questa avventura fantamusicale sempre generosa di sesso, droga, rock’n’roll e naturalmente lui, il diavolo… Tutta la saga è ispirata al Fantasma del Palcoscenico, film cult di Brian de Palma, e forse questo racconto più degli altri omaggia quella straordinaria pellicola.

King Nico, direttore artistico della Music Dome, centocinquantotto centimetri di pura energia creativa, due occhi azzurri e profondi incorniciati da un nugolo di boccoli dorati, supervisionava le ultime direttive per l’imminente apertura del Fantàsia, il nuovo tempio del rock nella città del diavolo. Seduto tra le ombre in fondo alla platea deserta, ascoltava le performance degli artisti, mentre con gli occhi divorava gli spartiti sottratti dalla suite di Jonathan Leverick, il compositore che si era gettato dalla finestra della sua camera d’albergo un paio di giorni prima. Era stato un brutto colpo, non solo per i fan, ma anche per la Music Dome… continua a leggere…

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ROCK CITY EPISODIO 5 – MELVIN & DESY

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Melvin era un bastardo, ma io l’amavo e l’avrei seguito finanche alle porte dell’inferno. Forse fu proprio là che lo trovai, persa in uno strano sogno o più probabilmente tra le spire del Vortice…
Ne aveva tante come me, ma nessuna era come me. Adesso penserete che sia l’ennesima disillusa, ma vi assicuro che non è così, e anche se fosse, che cazzo ve ne frega a voi… l’amore è l’amore, e quello che provavo e continuo a provare per Melvin è Amore con la “A” maiuscola. Perché io ero la “Sua Desy”… usava sempre il possessivo quando si riferiva a me, invece le altre le chiamava solo per nome.
Erano passati due mesi dall’ultimo concerto degli Azazel’s Eyes e di Melvin non si sapeva più nulla. Il ricordo dei suoi baci mi tormentava in quelle piovose serate d’autunno. La sera prima del fatidico concerto in cui dette l’addio, facendo schiumare di rabbia i dirigenti e gli azionisti della Music Dome, si dedicò totalmente a me. Non mi disse niente dei suoi piani, ma lo capii al volo che c’era qualcosa che non andava. Tra le lenzuola di seta del suo letto mi amò più volte, ma lo sentivo lontano, distratto, preoccupato… continua…

I PRETI DI SATANA

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Il ragazzo si chiamava Igor, magro come un giunco, i capelli riccioli e corvini gli ricadevano sul volto. Esibiva disinvolto un enorme tatuaggio sul braccio destro, che dal polso saliva fino alla gola, la testa di un cobra con le fauci spalancate… continua…

PARTE 2 E PARTE 3

ROCK CITY – Quarto Episodio: Rooster Crane

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Questo nuovo episodio di Rock City è ispirato a un’altra figura caratteristica degli anni settanta del genere progressive, Vincent Crane. Il tastierista e fondatore degli Atomic Rooster si distinse per il suo look darkeggiante, le sue lugubri atmosfere di piano (Death walks behind you) e le sue depressioni che lo portarono nel 1989 al suicidio.

QUARTO EPISODIO: Rooster Crane

Il concerto degli Abyss era terminato in un tripudio di urla di disperazione e pianti isterici. La band più “scura” di Rock City aveva lasciato il palco tra i rintocchi di campana della tenebrosa e bellissima “Funeral”, dopo un concerto di quasi tre ore. Per l’occasione il cantante e leader della band si era fatto rinchiudere in un cofano d’ebano posizionato al centro del palco. Un becchino smilzo e incappucciato scandiva il tempo del finale per solo piano conficcando dei lunghi chiodi d’acciaio nella bara. I quarantacinquemila dell’Arena Nord erano in estasi.
Ma a Rock City i concerti erano solo l’inizio dell’avventura notturna. La festa di solito continuava nei club e nei pub della città, tutti rigorosamente di proprietà delle major. Poi c’erano le feste private, anche se illegali, perché alla Dome Records e alla Dream Music non andava a genio che la gente si sballasse nelle proprie case con gli alcolici comprati al supermercato e le pasticche degli sciamani di strada. Ma nonostante il severissimo divieto, ogni sera vi erano centinaia se non migliaia di party liberi nella metropoli… continua…

ROCK CITY – TERZO EPISODIO: Il Pifferaio delle Steppe

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Terzo episodio della saga fantasy-rock di GM Willo, Rock City. Il racconto è liberamente ispirato alla figura di Ian Anderson, leader dei Jethro Tull. Buona lettura.

ROCK CITY – TERZO EPISODIO: Il Pifferaio delle Steppe
di GM Willo

Oltre le montagne si trova il deserto, ed una strada lunga e polverosa che taglia in due il continente. A sud di questa la vegetazione diventa selvaggia, le strade intricate, i villaggi sporadici e pieni di misteri. Laggiù i giovani sognano Rock City, mentre i vecchi siedono sui porticati a cantare vecchi pezzi blues. Laggiù tutto ha il suo tempo, tutto scorre lento, o forse non scorre affatto. Leggi il resto di questa voce

ROCK CITY – Secondo Episodio: Il Fantasma di Penelope Pearl

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Torna Rock City, un mondo immaginario in cui si aggirano improbabili creature seventies pronte a tutto per vivere il sogno della città della musica. Il mio inseparabile compagno di avventure virtuali, Charles Huxley, ha coniato un logo apposta per questo progetto. Grazie Charles!

Entrate nel mondo di Rock City, una città fuori dallo spazio (anche se molto yenkee) e fuori dal tempo (ma è di sicuro l’era del vinile), in cui la magia, il diavolo e la musica si fondono per servirvi un delizioso spezzatino di emozioni. Buona lettura!

SECONDO EPISODIO: Il Fantasma di Penelope Pearl

I ragazzi sedevano sulle panchine del parco, quello dietro l’Agorà, il più grande dei centri musicali della Dream Records, sessantamila metri quadri di negozi di strumenti, sale di registrazione, bar, ristoranti, negozi di dischi, e poi parrucchieri, tatutatori, tabaccai e rivenditori di gadget di ogni tipo. Il tutto sorgeva intorno a due grandi palcoscenici sui quali ogni sera dava spettacolo la crema del pop di Rock City. Erano passate da poco le tre di notte e i bandoni erano ormai chiusi. Avrebbero riaperto appena sei ore dopo, perché il flusso era inarrestabile e la voglia di fare parte del grande gioco della musica non risparmiava nessuno. A quell’ora gli irriducibili rimanevano sulle panchine del parco, aggrappati all’ultima bottiglia di birra, per lasciarsi accarezzare ancora un po’ dalla notte e smaltire nella testa i fumi delle pasticche.
– Dai Alvin, raccontaci ancora della Pearl…
– Mio Dio, che schianto che era, me la sarei fatta…
– Ehi ragazzi, piano con le parole. La ragazza non era di certo una santa, ma la sua voce metteva i brividi e solo per questo non le si può mancare di rispetto, specialmente adesso che non c’è più…
– Già, è stata una perdita per tutti, soprattutto per la Dream Records…
– Che si fottino quelli della Dream Records…
– Dai Alvin, dicci come è andata…
– Cazzo, lo sai come è andata, te l’avrà raccontata almeno cento volte…
– Si, ma è sempre uno spettacolo. Dai incomincia, che la benzina è quasi finita… continua…

ROCK CITY – Primo Episodio

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Unire la passione per la fantasy con la mitologia rock era una sfida che mi ero preposto già da diverso tempo. Riascoltandomi e rivedendomi le scene di quella chicca di Brian De Palma, Phantom of Paradise, mi è sorta l’ispirazione per una mini-saga da presentare ad episodi sul sito The Colony of Slippermen. Rock City è una città immaginaria collocata ai tempi del vinile. All’interno di questo ipotetico scenario si muovono i personaggi classici del mondo del rock, tutti rigorosamente reinventati ed enfatizzati per l’occasione. Musica, magia, droga, sesso, money e naturalmente lui, il diavolo. Una zuppa glamour da rimescolare per gioco ed assaggiare nelle serate balorde, quando la cassa della birra è a metà…

Buona lettura!

PRIMO EPISODIO

La spiaggia era l’ultima attrazione underground, una striscia di terra non completamente soggetta alle regole della città, forse a causa della marea che la rendeva accessibile solamente dopo le dieci di sera. Fino al calar del sole infatti i bagnanti si accanivano per un metro quadrato di sabbia, che dall’argine che divideva il lungomare fino al bagnasciuga non c’erano più di dieci metri, per un tratto di appena un chilometro. Il resto della costa apparteneva agli scogli o al porto di Rock City, lo scalo per carghi più importante del litorale. Ma le attività portuali non erano certo la risorsa economica principale della città. Rock City era il centro nevralgico dell’industria musicale, “the place to be”, una metropoli sconfinata che dalle montagne rocciose si estendeva fino all’oceano; case, palazzi, giardini e una rete intricata di strade sulle quali ogni giorno milioni di autovetture disegnavano quel moto perpetuo che incorniciava la macchina da soldi più redditizia di tutto il paese. Rock City rappresentava il traguardo dei giovani rockers che rincorrevano le chimere di denaro e popolarità. In realtà, dietro il sipario dorato dell’industria musicale, si nascondevano orde di affamati avvoltoi e zannuti caimani. Una volta che l’aspirante star veniva irretita dalle suadenti parole dei discografici, non c’era possibilità di salvezza. I contratti stipulati dalle due grandi major del paese imprigionavano la creatività del musicista trasformandolo in un animale da allevamento, una gallina costretta a cagare uova dal culo fino al giorno della sua morte. Alla maggior parte degli artisti poteva anche andar bene trascorrere la loro dorata esistenza dentro le ville bunker, assediati dai fan guardati a vista dalle guardie del corpo, intontiti per buona parte della giornata dalle droghe più in voga dell’ambiente. Gli sciamani facevano ottimi affari. Molti di loro lavoravano per le major e avevano il compito di tenere i “ragazzi” tranquilli. Leggi il resto di questa voce