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Archivi tag: Racconti

IL CASO ARTHUR FINDLAY

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Il direttore dell’Hotel Flora, rinomato albergo del litorale, mi contattò una mattina di luglio. Nel pieno della stagione, solo quattordici delle novantatré camere erano occupate, a causa dei cinque decessi avvenuti in rapida successione negli ultimi mesi. La polizia li aveva archiviati come suicidi, tutti avvenuti nei bagni dell’hotel, ma il direttore non credeva alle coincidenze, così contattò l’ultimo vero investigatore privato della costa; io.
Fu così che conobbi Arthur Findlay, pluriomicida, rilasciato due mesi prima dall’istituto per malattie mentali. Aveva preso alloggio nella camera 406 senza mai lasciarla.
Adesso dimorava negli specchi dell’hotel, e continuava il suo lavoro di morte.

101 parole

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LA DONNA DELLA TORRE

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di GM Willo

Alla vecchia torre ci andai una domenica mattina dei primi di febbraio, in uno dei giorni più freddi dell’anno, assicurandomi così la quiete del momento e la cristallina visione di quel paesaggio che, passandoci com’era mia consuetudine ogni settimana per recarmi da un cliente, mi ero ripromesso più volte di andare a visitare. La vista dalla strada statale lasciava presagire un piccolo ed idilliaco quadro medievale e devo ammettere che non ne rimasi deluso. Costruita durante il tredicesimo secolo, la torre fungeva da avamposto per i soldati nei periodi di guerra. Ristrutturata più volte, fungeva oggi da attrazione turistica, anche se era ancora parzialmente abitata.
Scesi dall’auto appressandomi al cancello di accesso al piccolo ponte di legno che raggiungeva la base della costruzione, circondata interamente da un fossato pieno d’acqua che, durante la notte, aveva incominciato a ghiacciarsi. Scattai un paio di foto ispirato dalla luce del sole invernale, con i suoi raggi orizzontali e freddi, poi rimasi per un po’ ad osservare la superficie congelata del fossato e le fronde degli alberi che, protendendosi dalla riva, scomparivano sotto l’acqua come arti mozzati. Leggi il resto di questa voce

UN UOMO TRANQUILLO

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Nella mia vita non ho mai tirato un cazzotto a nessuno. Non ho mai litigato per strada con uno sconosciuto, non ho mai fatto a botte per una ragazza, o allo stadio dopo una partita andata storta. Non ho mai dato una schiaffo a una donna, una sberla ad un ragazzino, un calcio ad un randagio. Sono un tipo quieto, io, di quelli che preferiscono tenersi in disparte quando l’atmosfera si fa calda, ed anche quando bevo più del solito rimango docile, anzi forse lo divento ancora di più. Sono un tipo così, come ce ne sono tanti ormai in questo occidente narcotizzato, e ne sono stato fiero per molto tempo. Ho sempre guardato i tipi violenti dall’alto verso il basso, io che sapevo controllare le mie emozioni, impassibile davanti ad una provocazione, o forse più semplicemente incapace di reagire per paura di prenderle. Calma, disciplina, intelligenza, cautela, tutte armi indispensabili per evitare un naso rotto o un dente spaccato. Sono così, e se chiedete in giro tutti quelli che mi conoscono potranno confermarlo, per questo non posso fare a meno di sorridere al pensiero delle loro facce quando scopriranno quello che ho fatto… Leggi il resto di questa voce

PANFILO

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di Gano

Al bar lo chiamavamo Panfilo, non per la sua stazza, dato che era sul metro e settantacinque e ben proporzionato, ma perché aveva sempre avuto manie di grandezza e, anche se non se lo poteva davvero permettere, si era comprato un piccolo motoscafo di cui andava molto fiero… da lì il soprannome, che a lui in principio non piaceva ma che aveva saputo col tempo accettare, come tutto il resto d’altronde. Perché in fondo è sempre stato un buon uomo, anzi, forse un po’ troppo buono per questo mondo. Io lo dico sempre, se si vuol giocare al gioco del Mondo Bastardo, bisogna essere un po’ bastardi dentro, altrimenti si rischia solo di galleggiare nella merda, fino al dannato giorno in cui la nera signora viene a reclamare la tua anima… continua a leggere…

IL DIPINTO

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di GM Willo

La prima volta che varcai la soglia della Casaccia avevo appena compiuto undici anni. I miei genitori organizzarono la festa di compleanno il sabato a ridosso del giorno ufficiale, ma era anche l’ultima settimana di scuola e molti dei miei amici se ne sarebbero partiti per il mare quello stesso weekend, perciò quel pomeriggio estivo di venticinque anni fa si presentarono soltanto tre dei sette ragazzi che avevo invitato. Quel giorno mia madre fece di tutto per accontentarmi, forse per farsi perdonare il fatto di non aver accettato, come ogni anno, la mia proposta di anticipare la festa al sabato prima, proprio per dare l’opportunità a tutti di parteciparvi. Ma lei, sempre disponibile e accondiscendente, diventava inflessibile quando ci si metteva di mezzo una superstizione. Mai e poi mai avrebbe acconsentito a celebrare il mio compleanno prima della data effettiva, perché portava male, e lo sapevano tutti. continua a leggere…

IL MIO VECCHIO AMICO CTHULHU (…e l’arte del diario a racconti)

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Anni fa non riuscivo a capire come mai molti scrittori attingessero dalle loro esperienze personali in fase di composizione. Ho sempre pensato “Ma come, hai la possibilità di mandare alla deriva la tua fantasia ed invece preferisci utilizzare la realtà come base per le tue storie..?” Oggi invece ogni racconto che scrivo nasce inevitabilmente da qualcosa che ho provato, vissuto, visto, sentito o anche semplicemente letto, questo non solo perché le esperienze vissute facilitano la descrizione delle scene e di conseguenza la composizione, ma anche perché diventano in questo modo più mie, non solo in quanto da me scritte ma anche perché in parte vissute. Così, quando mi metto a rileggere i miei racconti, è un po’ come se leggessi il mio diario. Leggi il resto di questa voce

LISA

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Lisa mi disse che aveva un altro uomo la sera dello scorso 13 febbraio. È passato quasi un anno da allora e adesso mi sento molto meglio. Sto addirittura pensando di incominciare un’altra relazione seria, forse con Paola, perché ci intendiamo bene su molti fronti.
Con Lisa ci sono stato insieme cinque anni. Nessuna prima di allora aveva conquistato il mio cuore come ci era riuscita lei, ma di questo me ne sono accorto solo dopo, coltivando una strana mancanza, un’insana assuefazione che non avrei mai pensato potesse colpirmi. Fino a quel 13 di febbraio non c’erano state avvisaglie. Tutto è esploso in un attimo; la fine della nostra storia, dei nostri progetti, ma anche la terribile rivelazione di sentirmi completamente perduto senza di lei. Io che mi ero sempre mantenuto all’erta dalle relazioni asfissianti, io che avevo troncato già tre rapporti seri per evitare coinvolgimenti emotivi incontrollabili, di colpo mi è venuto a mancare il terreno sotto i piedi… e così sono caduto. Ma né io né lei potevamo sapere che sarei caduto così in basso da arrivare a udire i sussurri dei miei mostri più infimi… continua a leggere…

RITORNO AD R.C. CON UN CONTO IN SOSPESO…

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A causa di svariati problemi personali, durante le ultime settimane non ho potuto aggiornare questo blog ed occuparmi della community di creativi che, grazie al loro costante impegno, sostengono questa piccola nicchia di positività della rete. Non sono neanche riuscito a mantenere l’impegno annuale con il progetto Storie di Natale, ebook in evoluzione che ogni anno si colora di nuovi racconti. Anche se Natale è passato, mi preme ricominciare a trasmettere da questa postazione pubblicando la terza edizione digitale di questa simpatica raccolta. Potete scaricare gratuitamente l’ebook qui sotto.

Storie di Natale 2012

Inoltre, grazie al mitico Massimo Mangani, che proprio per il progetto Storie di Natale mi ha fatto pervenire un racconto di 101 parole, mi preme anche ricordare una delle tante pagine creative legate alla community, 101 Parole appunto. Il progetto, che consiste nel pubblicare storie della lunghezza di appena 101 parole appunto, si è fermato qualche mese fa ma non è affatto chiuso. Potete continuare a parteciparvi inviando il vostro raccontino, come ogni altro materiale che desiderate pubblicare, all’indirizzo info(at)willoworld.net.

FONTE: Rivoluzione Creativa

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L’ULTIMO NATALE

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Il bambino chiese al padre del Natale. Ne aveva sentito parlare a scuola da un curioso professore di storia che la sapeva lunga, e quando lui aveva alzato la mano per chiedergli che cosa fosse, il maestro aveva scrollato le spalle e liquidato la questione dicendo che era qualcosa di assolutamente inutile che usavano fare gli Antichi.
Il bambino aveva sentito molto parlare degli Antichi, quelli che avevano i computer, le televisioni, le auto super veloci, gli aeroplani e le partite di calcio, tutte cose ormai scomparse da svariati secoli. Leggi il resto di questa voce

IL MARINAIO

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Nel cuore della tormenta, mentre la tua vita è appesa a un filo, puoi riuscire a vedere una luce. Magari è solo un riflesso, o forse addirittura un abbaglio, un inganno dei tuoi occhi, ma la sua vista ti porterà a dover scegliere se credervi oppure no. La differenza tra il credere alla luce e l’ignorarla è pari allo scegliere tra il vivere e il morire, perché anche quando sei in balia delle forze della natura, la tua vita dipende sempre dalle tue scelte. Leggi il resto di questa voce

UN BEL FACCINO

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di GM Willo

Sabina si è messa a guardare la TV come ogni sera, distesa sul divano foderato di velluto beige e i cuscini a fiori sparsi un po’ dappertutto. Ha in mano il telecomando che controlla con fare svogliato, mentre con l’altra mano descrive un movimento preciso verso la ciotola dei popcorn sul pavimento. Nell’etere si ode solo il brusio dell’apparecchio a basso volume e lo sgranocchiare lento dei fiocchi di mais, due suoni che sembrano galleggiare sopra un oceano di silenzio. La casa è immersa in un’oscurità profonda, a parte il salotto, illuminato a fatica dalle immagini random del televisore… continua a leggere…

LA FIGURA DI FANGO

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di GM Willo (1995)

Sulla pagina bianca la figura di fango siede, parte del piatto paesaggio, nella sua staticità ella si rivela null’altro che una macchia, un punto esclamativo tra le pagine di un libro, un’ombra immobile nella città deserta. Eppure è figura, soggetta a un qualcosa che chiamiamo fato, capace d’intendere e di volere, di alzarsi e di correre, di vivere e di perire. È dentro il suo universo bianco, la pagina che le è solamente il contorno, un deserto attratto da quella stessa macchia senza vita, ferma… continua a leggere…

VIA DEL QUERCIONE

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L’avevano chiamata Via del Quercione perché un tempo vi cresceva un’enorme quercia all’angolo con la statale, ma ormai di quell’imponente albero che usava ombreggiare gran parte della strada che tagliava in due la collina, non rimaneva altro che un tronco mozzato alla base, e le radici che ancora deformavano l’asfalto nei pressi dell’incrocio. La gente locale ricorda ancora un grande temporale estivo di molti anni fa, ed il fracasso che si alzò sopra la pioggia battente, quando un fulmine si abbatté sulla quercia tagliandola nel mezzo come farebbe una lama rovente con una candelina di compleanno. La chioma dell’albero avvampò precipitando sulla carreggiata, e per due giorni gli automobilisti furono costretti ad allungare di quindici chilometri i loro abituali tragitti… continua a leggere…

LA COSA IN SOFFITTA

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Jacopo non sapeva che in soffitta suo padre teneva una di quelle fino alla sera in cui lo sentì parlare al telefono con lo zio Vincenzo. Per un attimo il discorso era caduto, forse involontariamente, sui Tempi Bui e su tutte le cose brutte che erano accadute.
– Si, dovrei disfarmene uno di questi giorni, anche se ormai è praticamente innocua…
A quelle parole Jacopo aveva drizzato le orecchie e si era lasciato cadere dalle mani il libro che stava leggendo. Poi, senza farsi vedere, si era avvicinato alla porta del corridoio per ascoltare meglio, ma ormai la parte più interessante della conversazione sembrava terminata. Suo padre e lo zio stavano parlando della gita in barca prevista per il fine settimana, organizzata per tutta la famiglia. Ci sarebbero stati anche Giulia e Tristan, i suoi cuginetti, e insieme avrebbero forse avuto l’occasione di raccogliere qualche bella conchiglia.
Gli occhi del bambino si mossero in automatico verso la rampa di scale che dall’ingresso della casa saliva verso i piani superiori… continua a leggere…

LA MERENDA

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Patrick Zola fermò l’auto nell’unico posto rimasto del parcheggio a lisca di pesce sotto la scuola elementare del quartiere. Col motore spento rimase ad osservare i luccichii del sole di marzo sulle foglie bagnate e ancora piccole delle siepi che circondavano l’edificio, rallegrandosi del fatto che l’inverno si trovasse oramai alle sue spalle. Era stato un lungo inverno, troppo lungo per i suoi gusti. Lo aspettavano adesso sei mesi di bella stagione, ma l’idea che ce ne fosse un altro ad attenderlo a fine anno gli era insopportabile. Attese ancora un minuto dentro l’abitacolo, chiudendo gli occhi e concentrandosi sui rari cinguettii degli uccelli, una musica impareggiabile per i suoi orecchi che avevano ascoltato fino al disgusto il ticchettio della pioggia di novembre, le sferzate del vento di febbraio e l’ovattato silenzio delle nevicate natalizie… continua a leggere…

LEZIONE DI FEDE

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L’ubriaco abbassò gli occhi sul mio corpo agonizzante e mi offrì lo sgrondino della bottiglia di scotch che teneva in mano. Io rifiutai con un sorriso, anche se ne avevo un bisogno matto. L’ambulanza sarebbe arrivata presto, mi ripetevo. Credevo di sentirne già la sirena…
Il dolore al petto, dove la pallottola era penetrata, si faceva più sopportabile e la cosa era poco rassicurante. Avevo sempre supposto che quando il dolore di una ferita grave svanisce significa che si è già con un piede nella fossa.
– Non temere, ce la farai… continua a leggere…

IL PROFUMO DI CIPOLLETTA

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Quando sento il profumo di cipolletta mi sembra di entrare in casa di Lina.
Lina era una vecchietta che abitava al piano di sotto, classe millenovecentodieci, sempre pimpante fino al suo ultimo giorno, un torrido pomeriggio di due estati fa in cui il suo cuore, dopo quasi un secolo di incessante lavoro, aveva deciso di non battere più.
A volte mi invitava a pranzo, in quelle domeniche in cui tutto sembra succedere sui campi di calcio, e il mondo pare fermarsi sugli spalti… continua…

STORIE DI NATALE: Seconda Edizione

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Storie di Natale è un e-book in evoluzione. Ogni anno si colora di nuove storie, sempre all’insegna di questa strana festa che molti sembrano non capire ed altri invece tendono a snobbare. Questa raccolta di racconti vuole essere un segno di buon auspicio per il nuovo anno che ci aspetta. È un regalo collettivo, che tutti possono usare. Infilatelo nelle vostre e-mail di auguri.
Fatelo girare….

…e Buon Natale.

SCARICA L’EBOOK FORMATO PDF 46 PAGINE

EROE PER SCOMMESSA: Prima Parte

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Da oggi, per tutta la settimana, verrà presentato il racconto lungo Eroe per Scommessa, una storia fantasy in cui si narrano le avventure di Numeon, stregone un po’ atipico che al classico bastone nodoso preferisce il fucile. Ho lavorato al racconto per un paio di mesi, nei ritagli di tempo, seguendo una trama istintiva che si è dipanata un poco alla volta. Il risultato finale è non di meno curioso. Consigliato agli amanti del genere fantasy.


EROE PER SCOMMESSA Pt 1
di GM Willo

L’urlo di battaglia della salamandra gigante squarciò il silenzio opprimente di quella notte senza luna. Il fuoco si era ridotto ad un letto di tiepida brace e non c’era tempo per raccogliere nuova legna. D’altronde mancava poco all’alba e con la nascita del sole le infernali creature della notte si sarebbero ritirate nelle loro tane. Ma la belva era vicina, troppo vicina… continua…

THOMAS ORROW

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Vincent Kalling gettò distrattamente l’occhio sul trafiletto di un quotidiano locale, lasciato sulla panca del tavolino che era intento a pulire. Vincent non leggeva i quotidiani e non gli interessava minimamente quello che potevano raccontare. Di sicuro non era ciò che succedeva là fuori. Al massimo poteva essere un concentrato di notizie appetibili per gli abitudinari dell’edicola, che nell’era di internet erano tutti over-cinquanta. No, Vincent aveva imparato a non fidarsi dei giornali il giorno in cui aveva lasciato il suo paese. Tuttavia qualcosa in quel trafiletto colse la sua attenzione, e non fu il titolo ma la foto che l’accompagnava. Mise da parte lo straccio e guardò in direzione del banco per assicurarsi che il suo capo non gli prestasse attenzione. Non gli dispiaceva lavorare come cameriere. Con un quoziente di intelligenza come il suo avrebbe potuto cercarsi qualsiasi lavoro, ma anche quella, come i giornali, era una trappola del primo mondo, e Vincent era diventato esperto ad evitare le insidie del sistema. Per dieci anni aveva viaggiato in lungo e in largo; Sud America, Europa, Africa, India, il più delle volte arrangiandosi, imparando dalla strada, respirando un concetto di libertà che né i film che aveva visto né i libri che aveva letto erano mai riusciti a mostrargli. Tre mesi prima era tornato a casa e l’aveva trovata esattamente come l’aveva lasciata… continua…