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Archivi tag: Gano

L’ULTIMO PONTE

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di Gano

E anche Salvatore ha fatto il volo…
Lo hanno trovato ieri mattina in riva al fiume con indosso la tuta da lavoro, che a lui non serviva più dato che la ditta lo aveva licenziato insieme a una ventina di altri operai con la solita scusa della crisi. La corrente se lo è trasportato per un chilometro e mezzo fuori dal centro abitato, nascondendolo alla vista dei quartieri ricchi della città, perché le storie come quella di Salvatore è meglio dimenticarsele in fretta o non conoscerle affatto… continua a leggere…

PANFILO

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di Gano

Al bar lo chiamavamo Panfilo, non per la sua stazza, dato che era sul metro e settantacinque e ben proporzionato, ma perché aveva sempre avuto manie di grandezza e, anche se non se lo poteva davvero permettere, si era comprato un piccolo motoscafo di cui andava molto fiero… da lì il soprannome, che a lui in principio non piaceva ma che aveva saputo col tempo accettare, come tutto il resto d’altronde. Perché in fondo è sempre stato un buon uomo, anzi, forse un po’ troppo buono per questo mondo. Io lo dico sempre, se si vuol giocare al gioco del Mondo Bastardo, bisogna essere un po’ bastardi dentro, altrimenti si rischia solo di galleggiare nella merda, fino al dannato giorno in cui la nera signora viene a reclamare la tua anima… continua a leggere…

QUANDO SI SPENGONO LE LUCI

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C’è un momento del giorno, anzi della notte, in cui, per come possano andare le cose, immancabilmente mi prende l’angoscia. Normalmente sopraggiunge verso le una, ma di sabato si arriva anche alle due e mezzo. È l’attimo in cui Aldo, proprietario del bar, abbassa le luci. L’ambiente, privo del neon del reparto paste e illuminato vagamente dai frigoriferi per le bibite gassate, perde di quella vitalità di cui si riempie sistematicamente ogni giorno. In quell’istante mi sento braccato, come se le ombre volessero farmi fuori. Così mi scuoto, indosso il cappotto e saluto.
Ma è dura trovare la via di casa.

Gano per 101 Parole

UN NATALE COI FIOCCHI

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di Gano

Io al calendario non ci bado, almeno che non ci si avvicini al Natale, perché quello è un periodo molto delicato, non solo per via delle bollette del gas, che casomai a qualche poco di buono gli venisse in mente di tagliarti la fornitura prima del 25 ti tocca a fare tutte le feste all’addiaccio. Mi ricordo l’inverno di due anni fa… una tragedia. Vi dicevo, a parte il problema del gas, il periodo è delicato per via delle emozioni.
Le emozioni degli uomini come il Gano son nascoste sotto uno spesso strato di sofferte esperienze, ed affiorano solamente in occasioni particolari… continua a leggere

LA TITTA

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La Titta si spogliò al lume della vecchia e sbilenca abat-jour del comò. Le ombre le nascondevano caritatevolmente le smagliature e le vene varicose. Vista di lato pareva ancora una leonessa, come a bei vecchi tempi…
– Gano, ti ricordi la prima volta che l’abbiamo fatto?
Io da sotto il lenzuolo ammiccai. – Certo, Tittina. Al pratone… La guardia giurata ci beccò sul più bello…
Poi si sfilò il reggipetto e si sdraiò accanto a me.
– Quanti anni son passati?
– Non pensarci piccola, vieni qui…
Da fuori ci arrivò la sirena di un’ambulanza, ma era ancora distante. Molto distante…

La Giostra di Dante e  101 Parole

LA MANTIDE RELIGIOSA

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A distanza di quasi due anni dal primo giro di giostra, ho deciso di rinnovare le pagine di questo progetto di scrittura creativa e di farne un blog. Tutte le opere firmate dagli autori immaginari che partecipano a questo gioco sono state riportate su questa piattaforma. Se volete partecipare al progetto, leggete il regolamento e scrivetemi a: info(at)willoworld.net

Per innaugurare questo nuovo giornale virtuale, Gano, il poesta ubriacone, ci ha regalato un nuovo racconto dal fantastico mondo del bar. Buona lettura.

LA MANTIDE RELIGIOSA
di Gano

All’anagrafe risultava col nome di Romolo Bertani, ma al bar tutti lo chiamavano Romoletto per via dei suoi dignitosissimi 161 centimetri di statura. Dopo vent’anni le battute si erano esaurite, ma c’era ancora chi ci provava. A Romoletto non dispiaceva, anzi, prendersi poco sul serio era la sua forza. Ma il suo cruccio non era la statura, erano le donne, problema non da poco e decisamente molto comune… continua…

TAUTOGRAMMI PARTE 1

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Qualche giorno fa Dario ha lanciato sulla community di Rivoluzione Creativa una simpatica sfida di composizione. Si chiamano “Tautogrammi” ovvero testi in cui tutte le parole iniziano con la stessa lettera; le soluzioni lessicali obbligate dal forte vincolo risultano spesso creative ed esilaranti. E difatti i risultati non si sono fatti mancare, perchè le menti di R.C. sono dei frullini inarrestabili.

Eccone qui la prima selezione. Buona lettura e buon divertimento!

MALEDIZIONE MORTALE
di Dario de Giacomo

Maledetti mascalzoni!
Mentre mi malmenavano malamente,
menavo malrovesci minacciosi.

Ma morii miseramente,
molto malato,
manifestando malesseri meschini.

Mi meritavo male?
Mistero!
Muoio meditando:
manderò molti mali.

Malnati maledetti,
moriranno
mentre mangeranno,
masticando malattia:
morso mortale.

Merda!
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LA FILOSOFIA DEL CALCIO SECONDO IL CARRAI

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Non sono mai stato uno sportivo, anche se devo ammettere che il tennis è un bello spettacolo; pulito e preciso, un gioco di linee e rimbalzi, dritti e rovesci che ha tutta una sua musica. Se poi è giocato dalle signore, con quei loro completini corti, candidi come le confezioni dei confetti, allora ci puoi perdere anche un paio d’ore davanti al maledetto schermo, con la Vecchia Romagna a farti compagnia, la boccia s’intende… Ma il calcio proprio non mi è mai andato giù, per due ragioni in particolare; primo, la versione al femminile praticamente non esiste, secondo, perché non sono mai riuscito a capire come cavolo funziona quel maledetto fuorigioco… continua…

LA FACCENDA DELLA STIRERIA

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Davanti a questo foglio bianco voglio una volta per tutte chiarire la misteriosa faccenda della stireria, che col passare del tempo si è trasformata in una storia di cattivo gusto che al bar, ma ormai anche in tutto il quartiere, sta lentamente pregiucando la mia reputazione. Ora, non c’è bisogno di tante introduzioni, il Gano lo conoscono tutti e solo chi c’ha da la coda di paglia può affermare che io non sia una persona di parola. Non ho peli sulla lingua, forse ce n’ho qualcuno nel culo, ma quelli servono per tenere alla larga i manganelli di carne. Ed è esattamente di questo che vi voglio parlare… continua…

STORIE DI NATALE

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10 piccole storie da leggere sotto l’albero. Un e-book scaricabile gratuitamente della Edizioni Willoworld

L’ARTE DEL REGALO

Questo e-book nasce come un regalo, anche se forse non lo è… In fondo quest’opera è priva di costo, di conseguenza è possibile chiamare regalo una roba priva di valore? Eppure esistono cose che non hanno prezzo, e di solito sono le più preziose… Leggi il resto di questa voce

IL PICCOLO TOBIAS

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IL PICCOLO TOBIAS
Di Jonathan Macini

La mamma del piccolo Tobias era diversa quella sera. Se n’era rimasta tutto il pomeriggio a fissare la TV sintonizzata su un canale morto, due vacui occhi ancorati al tremolante nevischio grigio.
Tobias giocava tranquillo con i treni sul tappeto rosso del soggiorno. Quando sua madre gli disse di mettersi il pigiama gli sembrò la cosa più naturale del mondo. Lei gli avrebbe rimboccato le coperte e, prima di spengere la luce, dato un bacio sulla fronte.
La sua testolina non ebbe il tempo di spiegarsi perché quella sera sua madre, invece di augurargli la buonanotte, gli infilò le forbici negl’occhi.

101 PAROLE

Leggi anche: Le Politiche e L’Unicorno

MASTRO LINDO

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di Gano

«Che c’è Ciccio?»
Al bar Mastro Lindo chiamava tutti “Ciccio”, perché i nomi non erano il suo forte. L’interesse disinvolto che dimostrava per le persone aveva un che di genuino. Lungo e magro come un giunco, si chinava con la testa pelata per guardarti in faccia e stabilire un contatto. Aveva gli occhi lucidi, inumiditi dai troppi camparini, ma azzurri e sinceri come quelli di un cucciolo. Riusciva a vederti dentro, non so se mi spiego… continua…

LA LEGGENDA DEL BRISCOLONE

La leggenda del briscolone

– Brutta caccola, dov’eri finito! –
– Come dov’ero finito, non mi sono mai mosso di qui, io! –
– Non è possibile, è la terza volta che faccio il giro della piazza… –
– Fatti una visita agli occhi, che ti devo dire… –
– Vieni, monta, sennò si fa tardi. –
Rocco e Pelo si conoscevano da una vita, o forse si erano visti anche prima, e come dicono certe filosofie orientali può essere che quelle due anime balorde siano destinate a reincarnarsi all’infinito per stare sempre vicine. Asilo insieme, scuola insieme, militare insieme, prima volta insieme, ovviamente sul vialone, non c’era cosa che uno non sapesse dell’altro. Neanche le rispettive mogli li conoscevano come si conoscevano tra di loro.
Il giorno di cui vi racconto era uno di quei pomeriggi piovigginosi di novembre, ancora non freddo ma buio e tristo. Rocco aveva fissato alle tre davanti al bar, e in effetti Pelo era già lì alle tre meno un quarto, ma tra le sambuche e le chiacchiere era rimasto ancorato al banco. Rocco non c’aveva le traveggole, era davvero passato davanti al bar due volte senza trovarlo, ma Pelo non voleva mai pigliar torto, e Rocco questo lo sapeva bene, così lo lasciava dire… continua…

LE ULTIME 404 PAROLE

Ecco il vento, quello un po’ più fresco, che viene dal nord e profuma di sempreverdi. Il salmastro è già un ricordo nei primi giorni di settembre… continua…

Quando la mente dell’uomo è in balia della quotidianità e delle sue false promesse, la chiamata della nera signora diventa la più potente delle calamite… continua…

Dal Freddy si mangia la trippa come da nessun’altra parte. Naturalmente ci vuole un fiasco di vino per mandarla giù… continua…

«C’era una volta un sasso…»
«Ma no, non una storia sui sassi, ti prego. Inventati quello che ti pare ma non una storia sui sassi… continua…

IL CASO LESTER ROBERTS

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Lester Roberts, il caso più assurdo che mi sia mai capitato!
C’era qualcosa di strano nel rapporto dell’autopsia. Lo dissi al tenente, ma lui mi guardò sbieco. “Vai a farti fottere, Morgan!”
Ma insistetti su quella strada, perché sentivo che era quella giusta.
Dopo quattro giorni di menate burocratiche riesumarono il corpo. Quando aprirono la bara ero lì, come un bimbo davanti a un uovo di cioccolato.
“Che diavolo ti aspetti di trovare?” domandò il sergente.
“Questo!” risposi io, indicando dei graffi sotto il coperchio.
Lester Roberts, sepolto vivo per l’errore di un dottore, aveva inciso il nome del suo assassino.

LEGGI ANCHE: I Capezzoli della Vanda di Gano

ESTATE AL BAR 2

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Estate al bar 2

Dato che il precedente omaggio di Gano é diventato uno dei post piú visitati di Rivoluzione Creativa, il mitico personaggio della Giostra di Dante si é prodigato in un suggestivo bis. Ecco il seguito di Estate al bar.

Leggi anche il primo intervento.

ESTATE AL BAR 2
di Gano

È un caldo d’asfalto
E mutande appiccicose
Di mattine vogliose
E notti di malto… continua…

TRITTICO DI 101 PAROLE

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«Cosa nasconde quella porta?» domandò lo stregone all’essere che aveva evocato.
Un suono stridente invase la mente del mago, la voce del demone.
«Il desiderio inconfessabile.»
«Che vuol dire?»
«Hai avuto il coraggio di evocarmi e adesso hai paura di una porta? Aprila stregone, e conoscerai il lato oscuro…»
La porta era bianca e lucida come la madreperla. Lo stregone accostò la mano alla maniglia sospirando. Poi l’aprì.
Fu investito da una bagno di luce…
Sua madre gli accarezzava i capelli e lui era poco più di un bambino…
«Mamma, che significa tutto ciò?»
«Che non esiste nessun lato oscuro, tesoro.»

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TRISTEZZA

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Tristezza

Mi prende così
Non so neanch’io
Tristezza, mio dio…
La sento qui… continua…

IL MARE

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A volte d’inverno vado al mare…
Sei lattine, un panino al prosciutto, otto euro e cinquanta il biglietto dell’autobus e in meno di un’ora sono in spiaggia. Da solo, perché il mare non vuole distrazioni.
Mi distendo sulla sabbia, guardo le barche lontane, mi perdo nelle giravolte dei gabbiani e mi sciacquo la gola. Il mare la sa lunga…
Quel giorno c’erano nuvoloni grossi, e l’aria puzzava di pesci morti.
«Sta arrivando una tempesta!» urlò una signora col cappello.
La guardai e aprii un’altra lattina.
«É la parte migliore…» risposi. E risi fino a quando iniziarono a cadere le prime gocce.

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PIACERE, SON GANO

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Torno ad ascoltare
Le parole del cuore
Il gusto e l’odore
Dell’arte d’amare… continua…