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Archivi categoria: E-CREATIVITY

LIMBO: Appendici IV

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4.10. I CIELI DI LIMBO

I Cieli di Limbo sono molteplici e cambiano a seconda dello scenario in cui ci si trova. Limbo non rispetta regole fisiche, temporali o meteriologiche come il mondo reale. Luce, umidità, temperatura e venti sono relativi ai paesaggi e gradualmente cambiano insieme a questi. Ecco allora che si potranno avere pianure piovose accanto a montagne assolate, e oltre queste declivi notturni illuminati da una luna rossa.

4.10.1. LA BIBLIOTECA VOLANTE

Nei cieli multicolori di Limbo si trova la Biblioteca Volante, isola galleggiante non appartenente alla struttura di Limbo e per questo libera di spostarsi in ogni dove. Gli Aviatores, popolo Arenty dall’aspetto fuggente, alti e vestiti in nero con lunghi capelli bianchi, custodiscono i segreti della biblioteca e guidano l’isola galleggiante attraverso lo spazio e il tempo di Limbo.. continua…

LIMBO – CAPITOLO 15: Un destino non ancora scritto

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LIMBO CAPITOLO 15: Un destino non ancora scritto

Le navi ripreso la rotta verso la Biblioteca Volante, leggiadre veleggiavano nel cielo come aquiloni, silenziose sparivano nella distanza, tra le nuvole ed i riflessi porporini dei cieli di Limbo. I tre erano stati riportati a terra, su un promontorio smeraldino puntellato di viole e di narcisi, e nel discendere verso valle si potevano scorgere alcuni ulivi antichi, anche se non potevano dirsi davvero antichi perché tutto il paesaggio era un mero disegno digitale insensibile al tempo. Druge guardò la sua compagna Mila e vi lesse nello sguardo sgomento e rassegnazione. Poi si volse verso il suo gemello che era stato Ryo, amico e compagno di spada… continua…

LIMBO – CAPITOLO 14: I Veggenti di Mnemonia

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Col precedente capitolo si è conclusa la prima parte della storia che riguarda gli eventi del 12esimo ciclo di Limbo. L’attenzione a questo punto si sposta su dei nuovi personaggi e su un nuovo scenario.

Presto anche questo episodio della saga verrà accompagnato da una spettacolare illustrazione di Charles Huxley.

Buona lettura.

«Riesci a vedere anche tu quello che vedo io?»
«Sono le navi dei Veggenti, non è vero Mila?»
La donna annuì col capo ma non disse nulla. Si erano arrampicati su uno degli alberi-montagna che spiccavano alti sopra la foresta. Spesso venivano usati dalle comunità Rednakes come rifugi. L’ombra proiettata da due enormi vascelli volanti si muoveva lentamente verso di loro. Quando le navi furono esattamente sopra le loro teste, il sole si nascose e smise di abbagliarli, così furono in grado di scorgere i particolari dello scafo, gli intagli pregiati nel legno magico e la forma inconsueta del timone.
«Dove vanno?» domandò Ryo, che all’apparenza sembrava solo un ragazzo. La verità però era un’altra, e neanche i suoi amici più cari potevano immaginarla… continua…

LA FILOSOFIA DEL CALCIO SECONDO IL CARRAI

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Non sono mai stato uno sportivo, anche se devo ammettere che il tennis è un bello spettacolo; pulito e preciso, un gioco di linee e rimbalzi, dritti e rovesci che ha tutta una sua musica. Se poi è giocato dalle signore, con quei loro completini corti, candidi come le confezioni dei confetti, allora ci puoi perdere anche un paio d’ore davanti al maledetto schermo, con la Vecchia Romagna a farti compagnia, la boccia s’intende… Ma il calcio proprio non mi è mai andato giù, per due ragioni in particolare; primo, la versione al femminile praticamente non esiste, secondo, perché non sono mai riuscito a capire come cavolo funziona quel maledetto fuorigioco… continua…

IL GENERALE MASSIMO DELLA VAGHEZZA CONSEGNA DIPLOMI E ATTI DI PROPRIETÀ

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Vi devo confessare che il concetto di proprietà privata non mi ha mai convinto. Anche se il mio amico Demiurgus obbiettava in una recente discussione che il senso del possesso sembra sia profondamente radicato nella natura umana, dato che i bimbi già dal secondo o terzo anno non fanno che dire “mio, mio, mio…”, credo che questo in realtà giustifichi poco. D’altra parte a due anni ci facciamo anche la cacca nei calzoni, e non è certo qualcosa di cui ci possiamo giustificare una volta che raggiungiamo l’età adulta.

Penso che la questione della proprietà privata perda significato nel momento in cui ci rendiamo conto della trascendenza della nostra esistenza. Chi ha la fortuna di assaggiare una briciola di immortalità troverà insipido il rapporto di appartenenza con qualcosa di materiale. Questo non vuol dire che in una società come la nostra non sia necessaria una regolamentazione dei beni mobili ed immobili. Eppure non posso fare a meno di vedere in maniera distaccata tutta questo rincorsa per possedere un qualcosa. Forse è solo un gioco, mi sono chiesto, e ho trovato la risposta che cercavo… continua…

FAVOLE DI UN ELENTY

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Quieta è la notte di Limbo, con i suoi riverberi porporini e i profumi dolciastri che accarezzano le montagne, ed entrando dai pertugi delle tende da campo si mischiano all’odore del fuoco dei bracieri. Quieta è la cometa che taglia il cielo scandendo il tempo, e il sonno degli animali del bosco è anche il sonno di un mondo in armonia, il disegno di un dio, oppure quello di un uomo che cerca di emularlo. Quieto è il respiro del bimbo, al sicuro sotto le coperte osserva il profilo del vecchio, segue con gli occhi quelle ombre che gli deturpano i lineamenti, trasformando il suo volto gentile in un macabro ghigno…continua…

EPISTOLARIA: YAMUN OKTAI E ARAMIS

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Qualche mese fa scrissi le regole per un giochino di scrittura creativa applicabile anche al gioco di ruolo. Lo chiamai “Epistolaria” e fino ad oggi l’ho utilizzato tre volte per baloccarmi un po’ insieme a due cari amici. Il primo tentativo dette luogo ad uno scambio epistolare intricato e rocambolesco ambientato negli anni venti, il secondo fu invece un goliardico esperimento ai limiti della decenza. (Vedi “Una Terribile Estate” e “Compagni di Merende” dal sito Rivoluzione Creativa).

Questo che riporto qui è strettamente legato a Dungeons and Dragons e a una campagna che si trascina ormai da quasi due decadi. Yamun Oktai è forse il personaggio al quale sono più affezionato, shamano del Khanato di Ethengar acerrimo nemico del proprio destino. Aramis, temibile vendicatore, è il suo più improbabile amico. Queste sono le due lettere che si sono scambiati, all’alba di un mondo nuovo, devastato dalle guerre e dalla follia degli uomini.

Ethengar, alcuni mesi dopo il Grande Botto

Il vento del nord che fa svolazzare i lembi della mia tenda mi riporta alla mente le notti trascorse ad ascoltare l’ululato dei lupi, davanti ad un fuoco amico e ad un compagno con il quale perdersi piacevolmente in stravaganti ragionamenti. Sono passati molti anni e gli eventi più bizzarri ed impensabili si sono susseguiti, mentre rincorrevamo il nostro destino, o forse venivamo entrambi trascinati dal filo invisibile che ci tiene prigionieri dal giorno della nostra nascita… continua…

LIMBO: Appendici III

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4.3. IL FATTORE TEMPO

Nei primi Programmi Struttura privi di “Fattore Tempo”, gli Elenty erano molto più forti e prevalevano sulla copia gemella esterna, che si lasciava morire. Si creò dunque per Limbo un Programma Tempo che “invecchiava” i Programmi Viventi, all’insaputa dei volontari Elenty che credevano di poter sopravvivere Limbo per un tempo indeterminato.
La Rete di Hope infatti credeva che se un Elenty avesse vissuto un esistenza immortale, avrebbe corrotto la sua stessa natura, diventando una coscienza che sarebbe stata un’onnisciente evoluzione di quella umana, decisamente differente da quella che i programmatori si erano promessi di lasciare in eredità (vi erano inoltre rischi di collasso di identità e baratro d’appagamento che potevano portare al suicidio gli stessi Elenty). Per questo motivo si crearono i Frame, e si introdusse il fattore tempo… continua…

LIMBO – CAPITOLO 12: La notte improvvisa

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La Torre Galleggiante sovrastava il campo di battaglia, con le sue rocce appuntite, i bassi torrioni merlati e il grande bastione centrale. Dalla finestra più alta un uomo guardava estasiato le scene di violenza che prendevano luogo più sotto. Esseri deformi fatti di pietra e gesso azzannavano e stritolavano gli Arcon dei due schieramenti, che nella peggiore delle ipotesi si erano uniti per combattere il nemico comune. I Testimoni cadevano di fianco ai cavalieri della Gilda, fratelli di spada davanti alla follia omicida dell’Elenty corrotto… continua…

LIMBO: I GIOCHI ERORICI DI DAVINIA (101 Parole)

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I suoi baci incominciavano ad annoiarlo. Tutto lo annoiava, ormai.
Lei gli si avvicinò con addosso solamente due veli. C’era qualcosa di diverso nei suoi occhi… continua…

LIMBO: Appendici II

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4. LA STRUTTURA DI LIMBO

Limbo è un mondo incredibile e meraviglioso. È una dimensione sempre in evoluzione, che per ragioni di memoria limitata non si estende, ma si trasforma.
La struttura di Limbo ha due vertici, uno delimitato da un’alba permanente di un sole azzurro e l’altro delimitato da un tramonto permanente di un sole rosso. L’alba rappresenta la costruzione di nuovi programmi struttura, mentre il tramonto segna il punto in cui i vecchi LAS si cancellano per liberare memoria… continua…

SCRIVI UNA STORIA DI NATALE SU TWITTER IN 140 CARATTERI

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Can you write a little Christmas tale in 140 characters? That’s what this project is about!!

Proviamo a dare alito a questo piccolo progetto di scrittura creativa e vediamo cosa ne esce fuori. 140 caratteri per una storia di natale. Le palline, le lucine e il vecchio uomo barbuto. Gli ingredienti ci sono tutti.

Ecco qui alcuni esempi:

1. La slitta riuscì ad evitare la vecchietta, ma prese in pieno il palo del semaforo. I pacchi invasero l’incrocio, tra le bestemmie di Santa.

2. Il bimbo guardò i primi fiocchi cadere e domandò “Verrà?” Il padre gli accarezzò la testa. “Certo” rispose. E sentì di crederci anche lui.

3. Dai cestini del Mac recuperò mezzo cheesburger e una decina di patatine fritte. Al vecchio clochard andava benissimo come pranzo di natale.

Provate a spargere questo virus e naturalmente seguitemi su Twitter: http://twitter.com/willoworld

LA CREATIVITÁ CHE PASSA DAL GIOCO

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Attraverso i miei progetti creativi on-line, che dipartano tutti dalla homepage Willoworld.net, cerco ormai da anni di dimostrare come la passione per gioco di ruolo possa diventare un terreno fertile per seminare idee e dare alla luce delle storie. Quando vengono a mancare il tavolo da gioco ed i soliti compagni d’avventura, diventa praticamente impellente il bisogno di sostituire l’esperienza del GDR con un surrogato. Sedersi davanti al PC a scrivere racconti o a lanciare progetti è ciò che funziona meglio per il sottoscritto… continua…

LIMBO: Il Segreto dei Dowa

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IL SEGRETO DEI DOWA

Guardavo il bambino giocare sul prato dietro al villaggio, un piccolo Arcon che rincorreva felice le farfalle. Si libravano sopra le gerbere e le margherite in volteggi precisi, un meraviglioso disegno del caso. Nonostante la visione fosse gradevole, non riuscivo ad ignorare quella sensazione d’artificiosità che trapelava da tutto ciò che mi circondava.
Nascosto al limitare del bosco, tra le rocce ricoperte di muschio e alcuni piccoli alberi di abete, osservavo curioso le vite di quella piccola comunità Arcon, una delle numerose famiglie nomadi di Limbo. Limbo, proprio lui. Quel mondo così ben congeniato, risultato di anni di lavoro e sacrifici, anche i miei. Quasi la memoria si confonde nei remoti inizi di tutto ciò.
Limbo, la giara della coscienza umana, l’eredità della fallimentare storia dell’uomo lasciata nella speranza di un futuro migliore. Ma che importanza aveva ormai tutto questo? Limbo era, nonostante la bizzarra verità che pochi conoscevano, un mondo fatto di uomini, donne, bambini e centinaia di altre creature. Ognuno padrone della sua storia, della sua vita e delle sue ragioni. Nessuno poteva negare questa evidenza.
Gli Arcon avevano gli stessi sentimenti degli Elenty, le stesse necessità. A differenza degli Arenty, possedevano una coscienza propria, ed erano liberi di perseguire qualsiasi scelta. Gli Arcon erano la nuova umanità in un mondo di codici ed impulsi elettrici.
Ma fino a quando sarebbe durato tutto ciò?

Una massiccia figura ammantata di grigio si avvicinò al bosco, attraversando con andatura decisa il verde prato fiorito. Trascinava dietro di se una pesante spada in un fodero rosso legato al fianco, e lunghi capelli corvini gli scendevano dietro la schiena ondeggiando al ritmo del suo passo.
“Tenero Lou, che meraviglia che sei!” pensò Trevor che lo osservava dal limitare del bosco. I due amici si conoscevano dal tempo in cui il robusto uomo delle praterie aveva salvato il mago da un gesto folle, un gesto che aveva il solo scopo di farla finita. Trevor fu tratto in salvo dalle forti braccia dell’Arcon, trascinato lontano da quel fuoco da lui stesso appiccato, in una notte che segnò indelebilmente i destini dei due uomini. Da allora non si erano mai separati… continua a leggere…

LA LEGGENDA DEGLI ASTROMANTI – E-BOOK

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La Leggenda degli Astromanti è un progetto nato per gioco, proseguito per divertimento e conclusosi per diletto, insomma, alla maniera che piace a me. Nessuna logica di mercato, nessuna ambizione di successo, nessun altro intento se non quello di dare vita ad una storia attraverso parole, immagini e giochi di luce.

Conservo ancora alcuni appunti del lontano 1992 per un personaggio da gioco di ruolo, un “Astromante” appunto, da includere dentro una vecchia campagna di Dungeons & Dragons. Questo nuovo mago conosceva nuovi incantesimi e attingeva il potere direttamente dagli astri. Purtroppo non sono riuscito mai a giocarlo, ma l’idea di questo curioso stregone mi è rimasta in qualche intercapedine della mia testolina… continua…

LIMBO – CAPITOLO 9: Nella Tenda di Nicon

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In questo capitolo i protagonisti del libro finalmente s’incontrano ed i Misteri vengono in parte rivelati. É un momento importante per la storia perché si forma ufficialmente la compagnia d’avventura, nel classico stile della campaign classic, un vero e proprio “must” della fantasy moderna.

L’illustrazione di Charles Huxley sará disponibile nei prossimi giorni.

CAPITOLO 9: Nella Tenda di Nicon

Dopo una lunga giornata a cavallo, Nicon ordinò finalmente di innalzare il campo per la notte. Le piane si estendevano fin dove l’occhio si perdeva, in ogni direzione. Era un paesaggio inconsueto per Limbo. Le terre che fuoriuscivano dallo strappo sotto il Sole Azzurro si alternavano in modo del tutto casuale, e solo raramente nascevano distese sconfinate come le pianure del vespro. Per attraversarle totalmente sarebbero state necessarie altre tre intere giornate di marcia… continua…

LA SAGA DEGLI ASTROMANTI ATTO III

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Si conclude oggi il terzo atto della Saga degli Astromanti, un progetto fantasy iniziato lo scorso anno e portato avanti attraverso 60 interventi all’interno del blog 101 Parole. Ogni capitolo è infatti composto esattamente da 101 Parole.

Ultimamente ho scritto per questa mini-saga anche alcuni racconti che andranno ad aggiungersi ai tre atti in un e-book di prossima pubblicazione. Le storie di questo mondo immaginario in cui i maghi attingono i loro poteri dal cosmo, saranno accompagnate da alcune immagini astronomiche che ho personalmente elaborato in photoshop, una vera e propria galleria magica. Qui sotto il riadattamento dell’esplosione di una supernova.

Estratti direttamente dal blog 101 Parole, ecco qui i venti interventi che compongono il terzo atto di questa saga. Per visionare il resto della storia seguite questi link: Atto I, Atto II, Il Presagio del Nero Occhio (il primo dei quattro racconti che faranno parte della pubblicazione digitale).

IMMAGINE: Residui di Supernova (GM Willo)

LA GASA DEGLI ASTROMANTI ATTO III

I. ESILIO

«Cosa facciamo adesso?» domandò Rudor al maestro Tielsin.
«È giunto il tempo di risanare la terra. Dobbiamo andarcene» rispose l’astromante.
«Tielsin ha ragione. Gli uomini non hanno più bisogno di noi…» aggiunse Alia.
Il giovane Kido, nonostante il tradimento, piangeva accanto al cadavere del padre.
«Questa torre ospiterà i nostri corpi, mentre gli spiriti alloggeranno presso la nebulosa dell’Aquila. Rudor, radunerà gli altri astromanti e Kido rimarrà a vegliare le nostre spoglie mortali.»
«Io?» domandò il ragazzo tra i singhiozzi.
«Sei il più giovane e hai dimostrato di avere molto più giudizio di tuo padre. Si, tu rimarrai qui ad osservare… continua…

LIMBO: Appendici I

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1. INTRODUZIONE

Alla fine del 21esimo secolo l’umanità entrò nell’era del caos, che in pochi decenni portò alla completa estinzione del genere umano. Teologi e scienziati concordarono nell’affermare che la fine dell’uomo combaciava con qualche misterioso piano, sia questo divino, naturale o chimico. Non era certo importante determinare la vera entità di questa svolta (che chiamarono Curvatura di Involuzione), ma era fin troppo chiaro che gli eventi che si susseguirono in quegli anni avevano un unico fine: l’estinzione della razza umana.
Vi erano guerre, vi erano epidemie causate dalle guerre stesse (soprattutto quelle in cui venivano usate armi batteriologiche) e vi erano catastrofici eventi naturali dovuti agli sbalzi climatici avvenuti in tempi recenti. Vi erano insomma tutti i presupposti per il crollo della grande cultura egemone dell’uomo, ma a nessuno sarebbe saltato in mente di pensare ad una totale scomparsa del genere umano.
Questa avvenne a causa della perdita di fertilità. Nessuno riuscì mai a capire quale fu la causa di questo evento. Forse l’evoluzione di uno dei tanti virus sviluppati in laboratorio e fuoriusciti a causa dei bombardamenti delle guerre in corso, almeno secondo gli scienziati, mentre per i religiosi era fin troppo facile pensare a una punizione divina… continua…

LIMBO – CAPITOLO 7: La Gilda di Nicon

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«Muovi quelle gambe!» disse l’uomo senza capelli.
«Lo sto facendo, maledizione!» rispose il giovane, mentre cercava di evitare i fendenti del maestro.
«Solo quelle possono salvarti» aggiunse l’uomo disarmando alfine il suo allievo.
Tzadik si afferrò le ginocchia e provò a riprendere fiato. La sua spada di legno giaceva a qualche passo di distanza, sprofondata nell’alta erba delle piane. Riusciva a percepire lo sguardo di Nicon sopra di lui.
«Stai migliorando, ma non abbastanza… continua…

IL VACCINO CONTRO L’AMORE

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Fischia il vento e ticchetta la pioggia, sulla nuda e fredda pietra della torre dalla quale dispiego la mia seconda vista su di voi, piccoli uomini di un mondo alla deriva. L’inverno avanza inarrestabile come la vostra fine. La mia non è una profezia ma l’inevitabile risultanza di una logica di pensiero quasi scontata. L’uomo del ventunesimo secolo è destinato a cadere… continua…