Feed RSS

Archivi categoria: BLOG DI RUOLO

CREATURE INCAPACI DI DIRE “NO”

Inserito il

Sono esterrefatto. Davvero, non riesco a credere ai miei occhi. Eppure questi miei occhi hanno visto cose che voi umani… non pensate male, questa frase l’ho coniata molto prima del film di Ridley Scott. Non dimenticatevi che sono svariati secoli che sono a giro, io…

Comunque, vi stavo dicendo che non riesco a credere che, nonostante tutto quello che è stato detto, mostrato, fatto, voi umani continuiate a spingere a tavoletta sull’acceleratore. Lo sapete vero dove vi condurrà questa corsa sfrenata, no? Malgrado ciò, fate finta di nulla e andate avanti… Sfornate neonati come conigli, rosicchiando briciole del loro futuro. Come lo immaginate questo vostro mondo tra venti anni, o tra quaranta?
Che importa, si vive adesso, e poi le cose cambieranno, certo… si sistemeranno da sole… continua a leggere

SMETTETELA DI CREDERE

Inserito il

Avete visto che sono tornato… Non mi aspettavate cosi presto, vero? Il fatto è che siamo vicini alle feste, e come tutti quanti cerco di essere più buono (anche se bisognerebbe essere più cattivi). Ma non sono qui per illuminarvi il cammino, badate bene. Al limite getterò qualche nuova ombra sulle vostre certezze. Ma non disperate. Vivere nel dubbio è la chiave per ascendere agli inferi. Avete inteso bene, piccoli umani. Gli inferi potrebbero trovarsi più in alto di quanto pensiate, e questo potrebbe voler dire solo una cosa: che siete caduti davvero in basso!… continua…

IL VACCINO CONTRO L’AMORE

Inserito il


Fischia il vento e ticchetta la pioggia, sulla nuda e fredda pietra della torre dalla quale dispiego la mia seconda vista su di voi, piccoli uomini di un mondo alla deriva. L’inverno avanza inarrestabile come la vostra fine. La mia non è una profezia ma l’inevitabile risultanza di una logica di pensiero quasi scontata. L’uomo del ventunesimo secolo è destinato a cadere… continua…

DEAN CARRIER detto “El Negro”

Inserito il

Dean Carrier

Larghe lenti oltre le quali si intravedevano due occhi sottili, eternamente vacui, ed un cipiglio insistente che lo rendeva grottesco. Lo vedevo muoversi nervosamente lungo la riva fangosa, facendo attenzione a dove poggiava i suoi mocassini color zabaione.
Quando lo raggiunsi lo sentii farneticare, un basso borbottio in una lingua sconosciuta, un’accozzaglia di sillabe senza significato.
«Salve!» lo salutai cortesemente, e gli feci cenno di salire.
Lui mi guardò mordendosi la mano e mugugnando qualcosa che non capii.
Salì sul barcone e incominciammo la traversata.
D’un tratto iniziò a parlare, una sequela di frenetiche parole, un vero fiume in piena.
«Lei è Kharonte, vero? Me lo immaginavo, certo, e ci mancherebbe…
«Ancora non riesco a capire come sia potuto accadere, cioè il fatto che io sia qua, è completamente assurdo, deleterio…
«Ti ho già parlato di Loredana, vero? La tipa che era venuta a quella grande festa che avevo organizzato, era l’amica di un amico di un mio amico…»
«Veramente io non la conosco…» cercai di appuntare io, ma sembrò non sentirmi.
«Comunque, la rividi tre giorni dopo in un bar del centro. Lei fece finta di non conoscermi e fu davvero strano se penso che eravamo rimasti a parlare fino alle tre di notte quella sera, e già mi auguravo che qualcosa potesse accadere tra di noi…
«Gli dissi che le avrei offerto la colazione, e lei alla cassa si comprò una stecca di Malboro Light, un scatola di cioccolatini Lind, tre pacchetti di gomme, una ricarica Omnitel da 20 euro e due gratta e vinci per un totale di 71 euro e 15 centesimi, cifra che non ti nascondo pagai con una certa seccatura, ma quel gesto mi permise di accompagnarla fino all’auto che sostava in doppia fila a pochi passi dal bar…
«Giunti alla macchina mi assicurai che lei avesse ancora il mio numero di telefono, e lei, mentre sfogava la sua rabbia contro il vigile che l’aveva appena multata, mi disse che ce lo aveva, e che mi avrebbe chiamato sabato, e che se per cortesia le avessi sistemato quell’assurda faccenda della multa…
«Porgendomi il foglietto rosa mi sorrise attraverso il finestrino e, prima di sfrecciare in mezzo al traffico cittadino, mi disse “ci vediamo”…
«Io rimasi per un mezzo minuto abbondate in mezzo alla strada, pregustandomi già la serata che mi aspettava, poi mi mossi un po’ troppo di scatto, e non mi accorsi della Citroen blu che stava passando a 80 all’ora accanto a me…
«Mi prese in pieno, facendomi volare oltre il marciapiede, proprio dentro la vetrina del bar… deleterio!»
Eravamo finalmente arrivati dall’altra parte del fiume, ed era giunto il momento di separarci. Io non ne vedevo l’ora…
«Comunque Kharonte, quell’errore mi è costato, oltre che la vita, anche l’appuntamento di sabato…
«Mi dispiace uomo, ma adesso devi andare…»
«Certo, certo. Mi consolerò con lo scudetto dell’Inter, ovvio…»
E lo vidi camminare con un’andatura claudicante verso le sue pene, un borbottio continuo che si allontanava speditamente, una figura assurda, smilza, buffa e nera.

FONTE: Kharonte

SIMON PAIN ISMAILI detto “The Bottle”

Inserito il

Boccia

Impermeabile grigio, cappello a tesa larga, uno sguardo vacuo ma sincero.
Lo vidi già da lontano, una figura in qualche modo imponente. Dava le spalle al fiume, come se non gli importasse affatto di me e della traversata che lo aspettava.
Mi avvicinai lentamente a lui, cercando di non spaventarlo. Ma probabilmente nulla lo avrebbe impaurito…
Giocherellava con dei fiammiferi. Li accendeva e li gettava con estrema precisione verso alcuni animaletti striscianti che popolavano la fangosa riva dell’Acheronte. Qualcuno periva arso dalle piccole fiamme, altri invece scappavano.
«Sono venuto a prenderti» gli dissi io distraendolo da quel gioco.
Lui sembrò vagamente turbato, ma non lo dette troppo a vedere. Alzò lo sguardo verso di me, il cerino che si consumava lentamente nella sua mano destra, e mi sorrise teneramente. Gli occhi però erano quelli di un giovane demonio…
«Kharonte, come va?» mi domandò. Poi subito aggiunse:
«C’hai nulla di forte?»
Io rimasi a fissarlo, appoggiato ad un remo. Ne avevo visti di tipi nella mia immortale esistenza, ma intuivo che questo me lo sarei ricordato.
«Dobbiamo andare» lo esortai io, facendogli strada verso il barcone.
Lui si mosse ciondolando, montò sull’imbarcazione e si accomodò a poppa. Continuò per un po’ a giocare con i fiammiferi. Poi disse:
«Allora?»
«Allora cosa?» risposi io.
«Qualcosa di forte?»
Lo pensai impaurito, nervoso per quello che lo aspettava.
Da qualche parte mi doveva essere rimasta una bottiglia di chianti che mi lasciò un giorno un giovane poeta fiorentino, un certo Dante che volle vedere il posto ed io lo accompagnai dall’altra parte.
Riuscii a trovarla. Era un po’ polverosa, forse non più bevibile, ma gliela detti lo stesso. Poteva andare.
Lui me la strappò dalle mani con un sorriso, ne tolse il tappo e, senza neanche annusarla per assicurarsi che fosse ancora buona, se la tracannò.
Poi rimase tranquillo per tutta la traversata. Guardava l’altra riva, ascoltava le urla dei dannati, e sorrideva. Sembrava ipnotizzato dalle fiamme che si levavano in lontananza.
Quando scese dalla barca per avviarsi verso la sua dannazione, si voltò verso di me, la boccia vuota ancora stretta nella sua mano, e con la voce un po’ impastata mi disse:
«Ci si vede Kharonte!»
Ne dubitavo, ma gli risposi comunque con un cenno.
Barcollando con addosso l’impermeabile e con la boccia in mano, anche quello strano personaggio se ne andò a pagare i suoi peccati.

FONTE: Kharonte, il traghettatore di anime

DUE ANNI DI KHARONTE

Inserito il

A due anni di distanza ripropongo sulla homepage le avventure di Kharonte, il traghettatore di anime di un gruppo molto particolare di amici.

Gimio Peineria

GIMIO PEINERIA

Ricordo bene quando mi avvicinai alla riva con il mio barcone, e lo vidi per la prima volta. Non sembrava affatto disturbato da tutta quella sceneggiata; urla, dannati, diavoli e serpi.
Se ne stava tranquillo a fumarsi un cicchino, scrutando le oscurità nelle quali si perdeva l’Acheronte, come in attesa di un tram, o del suo turno al bancone gastronomico.
La gente quando mi guarda reagisce sempre con un sussulto; lui invece non fece una piega. Inarcò le sopracciglia, soffiò del fumo di lato e disse:
«Allora Kharonte, le hai buttate le paste?»
Cercai di carpire il significato di quelle parole, più per curiosità che altro. In fondo il mio lavoro è fare il traghettatore. A piazzare le anime dannate ci pensano quelli dei piani alti.
Ma ero convinto che quella frase celasse un enigma, così gli risposi:
«Ancora l’acqua non bolle. Ma ci siamo quasi…»
«Bravo…» rispose lui. «Vedi di non farla scuocere…»
Poi montò sul barcone e prendemmo il largo.
Non disse altro per tutto il tempo della traversata. Si limitò a scrutare il cielo nero e le acque schiumanti di rosso.
Quando giungemmo dall’altra parte provai di nuovo a sondare i suoi pensieri.
«Ascolta Gino… vanno bene cacio e burro?»
Lui si voltò guardandomi con un mezzo sorriso, e rispose.
«Vista la situazione, le preferirei alla diavola…»
Poi se ne andò, a pagare i suoi peccati, ad urlare o a cantare. Chissà…

FONTE: Kharonte

IL REALITY SHOW DELL’UMANITÁ

Inserito il

É accaduto e non ve ne siete neanche accorti, un po’ come quella vecchia pubblicità della siringa che non fa male. Vi hanno tolto la spina dorsale. Non ce l’avete più. Anzi no, credete di averla, ma in realtà non ce l’avete… continua…