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IL BOSCO DEI SUICIDI

Inserito il

di GM Willo

La casa dove sono nato distava meno di un chilometro dalle propaggini della vecchia foresta, quella che si arrampica sulla montagna e che i nonni dicevano che era stregata, ma da bambino ci andavo regolarmente con gli amici nelle giornate torride di luglio, perché anche se appena una manciata di passi dopo l’ultima zona asfaltata diventava subito fitta e contorta, quello erano l’unico luogo in cui ci si poteva rinfrescare un po’. Noi ragazzetti non ci addentravamo mai abbastanza da perdere di vista la strada, ma lo starci dentro anche solo ai margini ci dava i brividi che cercavamo. Respiravamo l’odore del muschio, dell’humus e di qualche antica magia che era penetrata nella terra, come le radici degli alberi centenari che la abitavano. La vecchia foresta, è così che si chiamava allora, come nei libri di favole e nelle storie dei cartoni animati, anche se gli adulti quando dovevano nominarla omettevano sempre l’aggettivo, per non sembrare strambi, o superstiziosi, perciò solo gli anziani e i bambini la chiamavano così. Oggi quel nome senza storia, banale epiteto coniato dal popolo, è stato scalzato da un appellativo molto più accattivante, che ogni anno richiama migliaia di turisti dai macabri gusti. Il “Bosco dei Suicidi”, indica la mappa che vende la stazione di rifornimento sulla statale che aggira la montagna, e con solo tre euro e cinquanta ti puoi portare a casa l’opuscolo illustrato con la storia della foresta maledetta, dove i giovani depressi accorrano da tutto il paese per togliersi la vita. Su internet un sito molto accurato e regolarmente aggiornato si occupa dei centosettantatré decessi avvenuti negli ultimi dieci anni all’ombra delle chiome di querce e tigli, con numerose gallery fotografiche che fanno letteralmente accapponare la pelle. Per un macabro scherzo del destino la nostra piccola cittadina, grazie agli strani rituali di morte avuti luogo all’interno della suddetta foresta, è divenuta una vera e propria attrazione turistica. Negli ultimi anni sono sorti due nuovi pub, un albergo e tre ristoranti, oltre ad alcuni piccoli negozietti di souvenir dove si possono acquistare i gadget più curiosi, dalle classiche bolle di vetro con la neve, che scuotendole fanno nevicare su una riproduzione in miniatura della foresta, ai vendutissimi portachiavi a forma di cappio con nodo scorsoio. È infatti risaputo che la maggior parte dei suicidi avvengono per impiccagione, che si dice essere la tecnica meno dolorosa, anche se non si sa bene perché dato che chi l’ha provata non ne ha certo lasciato testimonianza.
Quella vecchia casa esiste ancora, anche se i miei genitori non ci vivono più. Tre anni fa ho acquistato per loro un bel cottage nel paese d’origine di mio padre, una villettina in collina che era sempre stata il sogno del mio vecchio. Con una punta di orgoglio, me lo immagino ogni giorno a sorseggiare il suo caffè nella sedia del porticato dal quale si domina tutta la valle. Si, devo dire che mi sono levato qualche soddisfazione negli ultimi tempi. È così che succede quando gli affari girano per il verso giusto. I pub, l’albergo e due dei ristoranti di cui vi dicevo sono infatti di mia proprietà, oltre ad altre piccole imprese, e modestamente credo di poter dire che in città nessuno o quasi può vantare un fatturato annuo pari al mio. L’ultimo passo è la la nomina di sindaco, che sicuramente non mi sfuggirà alle prossime elezioni…
Oh, si… ho sempre avuto un fiuto particolare per gli affari, fin da quando da piccolo, di ritorno da scuola, facevo il giro dietro il supermercato dove sapevo che gli impiegati dell’ufficio postale sostavano per il pranzo e spesso lasciavano i vuoti a rendere delle loro bibite. Io li raccoglievo e tiravo su qualche monetina, non per il gusto di spendermela, cosa che succedeva di rado, ma perché il constatare di avere un qualche vantaggio sugli altri, un’idea in più magari, mi dava un’inebriante senso di sicurezza. Ed è proprio grazie a questa mia particolare attitudine che mi venne l’idea del Bosco dei Suicidi.
All’epoca lavoravo come colonnista nel giornale locale e mi occupavo di una rubrica spazzatura che riguardava il soprannaturale. Il lavoro, che veniva pagato una miseria, me lo aveva trovato il mio insegnante di lettere a cui stavo particolarmente simpatico. Il giornale veniva lasciato gratuitamente alle fermate degli autobus, alla stazione dei treni e in diversi punti della città, perciò aveva una tiratura di diverse migliaia di copie. Fu in quel riquadro in basso a sinistra, una finestra di una manciata di righe appena, che nacque la leggenda del Bosco dei Suicidi. Il caso volle che Priscilla, una ragazza di diciassette anni di un paese vicino, avesse deciso di togliersi la vita ingoiando un intero flacone di Seconal nella sua tenda da campo, che aveva innalzato in un pomeriggio estivo al limitare della vecchia foresta. Il decesso avvenne appena tre giorni dopo quello di un suo compagno di classe, che si era impiccato ad un albero nel medesimo punto. I due avevano avuto una relazione e le ragioni di quei due atti scellerati erano da ricercare nel loro tribolante rapporto. L’occasione era troppo ghiotta per farsela sfuggire, perciò coniai il nuovo nome e il direttore del giornale, per premiarmi della mia idea, m’incaricò di scrivere l’articolo da prima pagina per il giorno successivo, nel quale riversai tutta il mio insano desiderio di provocare i lettori.
La cronaca regionale raccolse al volo la notizia e la fece rimbalzare poi sui quotidiani nazionali. In pochi giorni la leggenda del Bosco dei Suicidi si era consolidata, ma perché non facesse la fine di tutte le altre notizie di cronaca aveva bisogno di un aiutino. Fu così che lanciai il sito.
Le storie le presi qua e là nei libri di miti e leggende regionali, ma la maggior parte le inventai di sana pianta. Grazie al giornale per cui lavoravo ebbi la possibilità di conoscere molti dettagli sui due suicidi, e possedevo inoltre le copie dei files delle foto scattate in loco. Sul sito compilai le schede dettagliate dei due ragazzi, che ancora oggi sono tra le pagine più visitate di tutto l’archivio virtuale, poi aggiunsi un sacco di roba che c’entrava poco o nulla con il reale svolgimento dei fatti: spiriti dei boschi, tradizioni indiane, trattati di psicologia. Aggiunsi svariati link che si occupavano di suicidi di gruppo, suicidi programmati e suicidi rituali. Arrivai perfino a scrivere sotto pseudonimo il “manuale del perfetto suicida”, che a oggi è stato scaricato da più di un milione di utenti. Senza mai dichiararlo apertamente, riuscii a trasmettere il messaggio che mi premeva far passare, e ben presto gli aspiranti suicidi del paese seppero che non esisteva posto più romantico al mondo di quel bosco per esalare l’ultimo respiro. La leggenda divenne ben presto verità.
Ovviamente adesso non ho più tempo per occuparmi del sito, che continua ad attrarre tantissima gente e che è anche la più affidabile guida turistica del paese, ma ho alcuni ragazzi che lo fanno per me. Io devo occuparmi delle mie aziende, dei miei dipendenti e soprattutto dei miei ospiti. Il tour guidato attraverso il bosco parte alle 8 e mezza del mattino; 9 euro e cinquanta a persona, ed è inclusa anche la merenda a sacco!

Racconto ispirato alla foresta giapponese Aokigahara e a questo particolare documentario

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