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UNDICI GRADI

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Undici gradi, pioggia leggera ma insistente, vento dal nord… undici dannatissimi gradi, non uno di più, anche se la primavera è arrivata e le cose, almeno secondo il calendario, dovrebbero essere cambiate… invece è asfalto bagnato, è petali al vento, è gocce di pioggia sulla finestra, è ombrelli e k-way, è una mano di grigio su tutti i colori, come novembre, proprio come novembre, esattamente come quel maledettissimo giorno di novembre. Come fai a non farti corrompere dalla pioggia? Come puoi ascoltare il fischio del vento e non impazzire?Il ticchettio dell’orologio, il controtempo del cuore, il silenzio della solitudine, con le pareti che sanguinano anni di rancore accumulati sotto la carta da parati, e negli angoli le ombre nascondono le ambizioni stroncate di una storia d’amore, una storia d’amore come un milione di altre storie, speciale a suo modo, scontata in molti altri. Undici miseri gradi attraverso le finestre a doppio vetro e la porta blindata, s’insinuano sotto la felpa che tieni addosso già da una settimana e non ti decidi a lavarla, ti confinano sul divano con una coperta sulle gambe a schiacciare distrattamente i tasti del telecomando. Ogni tanto afferri il cellulare, fai il giro della rubrica per poi riporlo sul tavolino davanti al televisore, che riversa immagini a volume azzerato. Un tè, uno stramaledettissimo tè a metà aprile, come dopo una colica o una passeggiata sulla neve. Un tè per sentire ancora un po’ di calore, per assicurarsi di non essere diventato un cadavere, di avere ancora un cuore nel petto capace di battere… Ritorni con la mente al momento in cui tutto è crollato, un castello di carte magnifico demolito in un batter di ciglia da una mossa sbagliata, una carta poggiata con poco tatto su quella più sotto, e in un secondo tutto viene giù, nella cacofonia straziante dell’eco degli anni trascorsi assieme. Quel momento è impresso così bene nella tua mente che puoi riviverlo nella sua interezza e perfida crudeltà tutte le volte che vuoi, è come clikkare col mouse per avviare un video, inesorabile esso torna a tormentarti, niente viene tralasciato, l’intonazione delle parole, gli sguardi, la gradazione delle fonti di luce, tutto quanto. È una scena che ogni volta che rivivi si colora di nuova finzione, come se cercassi di estirparla dalla realtà, trasformandola nella clip di una serie televisiva che non hai ancora visto e che non hai per niente voglia di vedere. Quella scena ha un potere soggiogante, riesce a trascinarti fino al ciglio del baratro, ti lascia guardare oltre l’abisso per farti desiderare la pace mentale, ed è in quel momento che per fortuna stacchi la spina e non ci pensi più. Almeno fino al prossimo replay… Undici vergognosissimi gradi di pozzanghere sui marciapiedi, di tergicristalli in funzione, di cani e padroni di cani unici pedoni di una domenica mattina, perché ad aprile inoltrato, con la pioggia, il vento ed undici fottutissimi gradi, solo i matti e i cani hanno ragione di uscire fuori. Tiri più su la coperta, verifichi per un attimo di non stare sognando e ti chiedi per la milionesima volta come sia possibile che sia successo proprio a te, e tutto così all’improvviso, nessuna avvisaglia, un uragano a ciel sereno… “Funziona così, non lo sapevi?” si fa beffe una vocina interiore. Al diavolo la vocina, pensi. “Resisti almeno fino a mezzogiorno! Resisti, dai!” gli fa eco un’altra, quella più giudiziosa. “Che differenza farà mai”, concludi, alzandoti dal divano per correggerti il tè con due dita abbondanti di scotch. “D’altronde fuori ci sono appena undici deprecabili, riprovevoli, ignobili, scandalosi gradi!”

GM Willo

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Raccontastorie, Narraleggende, Inventore di mondi, scrittore, fotografo, padre, blogger e giocatore di ruolo http://www.willoworld.net/

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