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UNA GIORNATA CORAGGIOSA

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Stefano si fa un caffè anche se forse non è una buona idea. Stefano ha bevuto caffè per vent’anni e ha sopportato i crampi allo stomaco e la bocca impastata fino al giorno in cui si accorse di avere un’intolleranza alla sua bevanda preferita, ma non gli fu facile rinunciarvi. Ci si abitua a tutto, anche alle intolleranze, perché siamo animali resistenti noi uomini, ma soprattutto riusciamo ad essere testardi come nessun’altra creatura sulla terra. Stefano si fa un caffè nonostante tutto, ma oggi è una giornata di quelle in cui senza caffè non si va avanti.
Durante la notte si è svegliato tre volte, la prima alle due perché al piccolo gli è cascata la giraffa di peluche dal letto, alle tre e mezzo (ovvero venti minuti dopo aver preso di nuovo sonno) perché il più grande, dopo essere stato rincorso in un sogno da Dart Fener, si è svegliato d’improvviso piangendo, e la terza volta alle cinque passate per la classica perdita di un pannolone. Mentre mette la caffettiera sul fuoco, Stefano si chiede se sarà il caso di far vedere anche l’Impero Colpisce Ancora al figlio maggiore, dato che è così impressionabile. Pensa di cambiare la marca dei pannolini, ma non gli va di buttare via mezza confezione di quelli economici che gli è rimasta. Forse il caffè sistemerà le cose, si augura, mentre i due piccoli, sette anni Luca e appena tre Mirco, fanno colazione con latte e biscotti.
Il trucco sta tutto nell’allenare la mente. La vita, come ama dire lui, è una serie più o meno lunga di stati mentali, perciò si sforza di vedere il giorno con positività. La rabbia non lo ha ancora abbandonato, ma è riuscito a riporla nello scantinato dei suoi stati mentali, appunto…
Lei se ne è andata un giorno di aprile, un salto nel vuoto, un tuffo nell’oscurità. In principio non voleva crederci; riusciva a stento a riconoscerla nel vestito di seta che sua sorella aveva scelto di farle indossare per il suo funerale, eppure era stata truccata di tutto punto, tant’è che non pareva neanche morta. Ma agli occhi di Stefano non assomigliava per niente alla donna che per quindici anni era stata al suo fianco.
Dopo un po’ si era ritrovato ad odiarla, un odio profondo e straziante di cui si serviva per passare le giornate ed evitare di impazzire. Si sforzava di non abbandonarsi all’odio ma non riusciva a farne a meno, e spesso si scopriva deluso di questa sua debolezza. Desiderava ritrovare la via dell’amore, illudendosi di poter bruciare le tappe di quell’inevitabile percorso che ogni essere umano è costretto ad affrontare quando viene a mancare una persona cara.
Poi anche i giorni dell’odio erano passati, in un banale evolversi di quegli stati mentali di cui amava argomentare, oppure per via della stanchezza che lo stava consumando, sia quella fisica che quella emotiva. Erano passati sei mesi da quel giorno in cui la sua famiglia era stata spezzata da una tragica scelta ma dolore e rabbia continuavano ad essergli fratelli, anche se era finalmente in grado di contenerli, come mastini furiosi legati a catene d’acciaio ai quali si gettano ossi di prosciutto per tenerli tranquilli. Gli ossi erano le speranze per un domani migliore, per una nuova primavera della vita.
Il caffè gorgoglia allegramente riempendo la cucina del suo forte aroma, Stefano prende una tazzina da un ripiano, la riempie per metà e poi ci aggiunge mezzo cucchiaino di zucchero.
– Luca, mettiti le scarpe che sono già le otto…
– Va bene babbo…
A volte guarda i suoi figli da nuove angolazioni e scopre cose che continuano a sorprenderlo; le somiglianze che lo fanno sentire parte di loro in un modo più che carnale, ma soprattutto le differenze, inconfutabili prove della loro unicità. Attraverso quegli sguardi rubati Stefano è riuscito a tenere a bada la disperazione che per mesi ha bussato risolutamente alla sua porta. Vi è una magia profonda nel legame che unisce un genitore al figlio, una specie di fonte di potere, un globo di energia, come nelle storie di draghi e di stregoni, e se riusciamo ad attingervi niente è più in grado di ostacolare il nostro cammino. Stefano si chiede perché lei non sia riuscita a trovare negli occhi dei suoi figli questo incredibile potere. “La ricerca è un arte”, pensa, e si chiede dove abbia letto quella frase.
– Babbo, sono pronto. Andiamo?
– Certo caro…
Un ultimo sorso di caffè e già sente lo stomaco contorcersi, però in bocca ha finalmente il gusto di una giornata iniziata bene. La sofferenza è una moneta giusta, gli vien da pensare, prima di afferrare la giacca ed aprire la porta di casa. I due bimbi fanno a gara a chi arriva per prima all’auto e il più piccolo, come al solito, inciampa ed esplode in lacrime. Stefano lo raggiunge e lo conforta, poi tutti e tre dentro la macchina e via, per le strade del mondo, una giornata come le altre; scuola, lavoro, impegni…
…tutto sommato una giornata coraggiosa.

Immagine e parole di GM Willo

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Raccontastorie, Narraleggende, Inventore di mondi, scrittore, fotografo, padre, blogger e giocatore di ruolo http://www.willoworld.net/

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