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FIORITURE

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Come andranno le cose domani? Chi può dirlo, ripetono amici e conoscenti, ma l’interrogativo rimane scolpito indelebilmente negli occhi dei miei figli, che mi guardano da oltre la tazza del caffellatte regalandomi un altro straordinario esempio di purezza, o forse sono io che vi leggo cose che non esistono affatto. D’altronde quand’ero un ragazzo non andavo mai col pensiero più lontano del giorno dopo, o al massimo mi spingevo fino al week-end, ma mai più avanti, perché il tempo ha tutto un altro significato quando si è giovani.
Vinceremo anche questa battaglia, ripeto a me stesso, e rispondo sorridendo, scompigliando loro i capelli e dicendo frasi sciocche, prese in prestito dai cartoni animati visti insieme il giorno prima. “Andrà bene, ma certo!” mi consolo, anche se non ci credo veramente.
Il più piccolo si esibisce in una delle sue solite gag, imitando i fratelli più grandi. Il risultato è una risata generale alla quale si unisce anche lui, troppo piccolo, troppo meravigliosamente ingenuo per capire che ci stiamo facendo beffe di lui. – Su, muoviamoci, sennò facciamo tardi a scuola… – li avverto, tornando per un attimo serio. Il mediano riversa nella sua tazza altri biscotti e rincomincia a fare la zuppetta. Il più grande invece ne afferra cinque insieme immergendoli nel latte e infilandoseli senza troppi problemi in bocca. Anch’io facevo così, e mi chiedo come abbiano fatto a prendere la mia stessa abitudine. Non gliel’ho certo insegnata io, ma si vede che esistono cose scritte nel sangue, il colore degli occhi e dei capelli, ad esempio, alcuni lati del carattere, fino alle più assurde strategie per fare colazione. Mi auguro che abbiano preso da me solo le cose buone, ma forse sarebbe ingiusto. Che sbaglino pure come ho fatto io, perché è l’unica maniera per vedere certe cose nel profondo, altrimenti sai che palle vivere la vita col pilota automatico…
Le otto meno cinque; è l’ora di muoversi! Scarpe, giacchetto e cartella, uno sguardo oltre la finestra per vedere che tempo fa e noto con sollievo le prime fioriture, segno inequivocabile della fine di questo maledettissimo inverno. Finalmente!!!
– Babbo, ci vieni a prendere te a scuola oggi? – mi chiedono, mentre cerco le chiavi di casa. “Se siamo ancora vivi!” penso, con il mio solito pessimismo sornione, ma annuisco e li conduco oltre l’uscio di casa.
Prima d’infilare in auto getto un ultimo sguardo agli alberi tappezzati di bianco. “È primavera. Oggi sono previsti venti gradi e per tutto il week-end la temperatura salirà…” penso. “E allora come mai sento ancora così tanto freddo al cuore?”

Fonte: Storie di un Click

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Raccontastorie, Narraleggende, Inventore di mondi, scrittore, fotografo, padre, blogger e giocatore di ruolo http://www.willoworld.net/

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