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VUP: Very Unimportant Person

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Se la più banale delle apparizioni televisive può trasformarti in una “Persona Molto Importante” (VIP), allora io voglio essere un VUP, “a very unimportant person”. Osservando da vicino quei personaggi che riscuotono un certo successo (specialmente tra i giovani) ci facciamo velocemente un’idea della loro caratura. Non sto solamente parlando delle loro doti tecniche ed artistiche, che nella maggior parte dei casi lasciano molto a desiderare, ma di quelle virtù etiche e morali che contraddistinguono un bel modello di persona. La stessa cieca rincorsa verso la celibrità è una chiara dimostrazione della vanità di questi personaggi.

Eppure questa tendenza a voler diventare famosi a tutti i costi ce l’abbiamo più o meno tutti. Se si osservano i comportamenti degli utenti dei social network, specialmente tra i giovani, si denota una spiccata propensione per il mostrarsi e l’affermarsi senza alcun pudore. Le gallery fotografiche dei teenagers sembrano dei tabloid di moda o di gossip, creature-fotocopie degli insipidi personaggi di cellulosa sbattuti in prima serata dalle TV spazzatura italiane (e non solo).

Ma il fenomeno non si ferma qui. Filosofi improvvisati, poeti dell’ultim’ora, aspiranti artisti, fotografi del lunedì e naturalmente (mi ci metto pure io) pseudo-scrittori da due soldi. O almeno è questa la percezione che in molti potranno avere scorrendo gli interventi pubblicati regolarmente sulle pagine di Facebook.

Qual’è il fattore che nobilita la rappresentazione di una pesona (o anche di un’opera)? Non certo il talento, se si pensa al programma “Grande Fratello” e ai vari reality show. Semplice, è il “fattore lotteria”. Se viene estratto il tuo nome puoi far parte dell’olimpo dei privilegiati. Una vera e propria maledizione, se si pensa a come vengono trasfigurate le perone dal successo e dai soldi. Mi auguro non mi succeda mai, almeno non in questo mondo… Eppure la tentazione rimane forte, incisa a fuoco nel nostro subconscio da decenni di TV-Bombing.

Come possiamo uscire da questo paradigma? Facile (a dirsi)! Cambiare atteggiamento nei confronti degli status quali “successo”, “fama”, “importanza”, “valore” come ci sono stati imposti dalla nostra società, la stessa che incorona persone prive di qualsiasi talento o virtù quali idoli per le nuove generazioni. Se il gioco è sporco, o accetti di sporcarti le mani oppure decidi di non giocare. Per quanto riguarda me, io ho deciso di giocare un altro gioco, con le mie regole.

E il gioco di cui parlo può essere giocato proprio con l’aiuto dei social network e degli strumenti messi a disposizione da internet 2.0. È un gioco di percezione che non gira attorno al prodotto o al personaggio ma all’azione in sé, il creare o l’essere. È un gioco che non ha niente a che vedere con le classifiche, con i numeri o con una qualsiasi retribuzione economica. Non è importante il valore della tua opera ma il fatto che tu ci abbia messo dentro un pezzo di te. Non conta cosa rappresenti ma chi realmente sei. Liberarsi dalla trappola del Super-Io, che quotidianamente nel nostro occidente crea migliaia di nuovi consumatori di prozac e altre droghe antidepressive, è essenziale. Fatto ciò non ci resta che fare i funamboli, coinvolgere una decina di contatti e ritagliarci i propri piccoli momenti di popolarità.

Paradigma vago? Può darsi, ma se la tendenza è quella di voler diventare “famoso”, preferisco sembrare “fumoso”. L’era dei VUP incomincia oggi. ENTRA IN RIVOLUZIONE CREATIVA!

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Raccontastorie, Narraleggende, Inventore di mondi, scrittore, fotografo, padre, blogger e giocatore di ruolo http://www.willoworld.net/

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