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DEAN CARRIER detto “El Negro”

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Dean Carrier

Larghe lenti oltre le quali si intravedevano due occhi sottili, eternamente vacui, ed un cipiglio insistente che lo rendeva grottesco. Lo vedevo muoversi nervosamente lungo la riva fangosa, facendo attenzione a dove poggiava i suoi mocassini color zabaione.
Quando lo raggiunsi lo sentii farneticare, un basso borbottio in una lingua sconosciuta, un’accozzaglia di sillabe senza significato.
«Salve!» lo salutai cortesemente, e gli feci cenno di salire.
Lui mi guardò mordendosi la mano e mugugnando qualcosa che non capii.
Salì sul barcone e incominciammo la traversata.
D’un tratto iniziò a parlare, una sequela di frenetiche parole, un vero fiume in piena.
«Lei è Kharonte, vero? Me lo immaginavo, certo, e ci mancherebbe…
«Ancora non riesco a capire come sia potuto accadere, cioè il fatto che io sia qua, è completamente assurdo, deleterio…
«Ti ho già parlato di Loredana, vero? La tipa che era venuta a quella grande festa che avevo organizzato, era l’amica di un amico di un mio amico…»
«Veramente io non la conosco…» cercai di appuntare io, ma sembrò non sentirmi.
«Comunque, la rividi tre giorni dopo in un bar del centro. Lei fece finta di non conoscermi e fu davvero strano se penso che eravamo rimasti a parlare fino alle tre di notte quella sera, e già mi auguravo che qualcosa potesse accadere tra di noi…
«Gli dissi che le avrei offerto la colazione, e lei alla cassa si comprò una stecca di Malboro Light, un scatola di cioccolatini Lind, tre pacchetti di gomme, una ricarica Omnitel da 20 euro e due gratta e vinci per un totale di 71 euro e 15 centesimi, cifra che non ti nascondo pagai con una certa seccatura, ma quel gesto mi permise di accompagnarla fino all’auto che sostava in doppia fila a pochi passi dal bar…
«Giunti alla macchina mi assicurai che lei avesse ancora il mio numero di telefono, e lei, mentre sfogava la sua rabbia contro il vigile che l’aveva appena multata, mi disse che ce lo aveva, e che mi avrebbe chiamato sabato, e che se per cortesia le avessi sistemato quell’assurda faccenda della multa…
«Porgendomi il foglietto rosa mi sorrise attraverso il finestrino e, prima di sfrecciare in mezzo al traffico cittadino, mi disse “ci vediamo”…
«Io rimasi per un mezzo minuto abbondate in mezzo alla strada, pregustandomi già la serata che mi aspettava, poi mi mossi un po’ troppo di scatto, e non mi accorsi della Citroen blu che stava passando a 80 all’ora accanto a me…
«Mi prese in pieno, facendomi volare oltre il marciapiede, proprio dentro la vetrina del bar… deleterio!»
Eravamo finalmente arrivati dall’altra parte del fiume, ed era giunto il momento di separarci. Io non ne vedevo l’ora…
«Comunque Kharonte, quell’errore mi è costato, oltre che la vita, anche l’appuntamento di sabato…
«Mi dispiace uomo, ma adesso devi andare…»
«Certo, certo. Mi consolerò con lo scudetto dell’Inter, ovvio…»
E lo vidi camminare con un’andatura claudicante verso le sue pene, un borbottio continuo che si allontanava speditamente, una figura assurda, smilza, buffa e nera.

FONTE: Kharonte

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Raccontastorie, Narraleggende, Inventore di mondi, scrittore, fotografo, padre, blogger e giocatore di ruolo http://www.willoworld.net/

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