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SIMON PAIN ISMAILI detto “The Bottle”

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Boccia

Impermeabile grigio, cappello a tesa larga, uno sguardo vacuo ma sincero.
Lo vidi già da lontano, una figura in qualche modo imponente. Dava le spalle al fiume, come se non gli importasse affatto di me e della traversata che lo aspettava.
Mi avvicinai lentamente a lui, cercando di non spaventarlo. Ma probabilmente nulla lo avrebbe impaurito…
Giocherellava con dei fiammiferi. Li accendeva e li gettava con estrema precisione verso alcuni animaletti striscianti che popolavano la fangosa riva dell’Acheronte. Qualcuno periva arso dalle piccole fiamme, altri invece scappavano.
«Sono venuto a prenderti» gli dissi io distraendolo da quel gioco.
Lui sembrò vagamente turbato, ma non lo dette troppo a vedere. Alzò lo sguardo verso di me, il cerino che si consumava lentamente nella sua mano destra, e mi sorrise teneramente. Gli occhi però erano quelli di un giovane demonio…
«Kharonte, come va?» mi domandò. Poi subito aggiunse:
«C’hai nulla di forte?»
Io rimasi a fissarlo, appoggiato ad un remo. Ne avevo visti di tipi nella mia immortale esistenza, ma intuivo che questo me lo sarei ricordato.
«Dobbiamo andare» lo esortai io, facendogli strada verso il barcone.
Lui si mosse ciondolando, montò sull’imbarcazione e si accomodò a poppa. Continuò per un po’ a giocare con i fiammiferi. Poi disse:
«Allora?»
«Allora cosa?» risposi io.
«Qualcosa di forte?»
Lo pensai impaurito, nervoso per quello che lo aspettava.
Da qualche parte mi doveva essere rimasta una bottiglia di chianti che mi lasciò un giorno un giovane poeta fiorentino, un certo Dante che volle vedere il posto ed io lo accompagnai dall’altra parte.
Riuscii a trovarla. Era un po’ polverosa, forse non più bevibile, ma gliela detti lo stesso. Poteva andare.
Lui me la strappò dalle mani con un sorriso, ne tolse il tappo e, senza neanche annusarla per assicurarsi che fosse ancora buona, se la tracannò.
Poi rimase tranquillo per tutta la traversata. Guardava l’altra riva, ascoltava le urla dei dannati, e sorrideva. Sembrava ipnotizzato dalle fiamme che si levavano in lontananza.
Quando scese dalla barca per avviarsi verso la sua dannazione, si voltò verso di me, la boccia vuota ancora stretta nella sua mano, e con la voce un po’ impastata mi disse:
«Ci si vede Kharonte!»
Ne dubitavo, ma gli risposi comunque con un cenno.
Barcollando con addosso l’impermeabile e con la boccia in mano, anche quello strano personaggio se ne andò a pagare i suoi peccati.

FONTE: Kharonte, il traghettatore di anime

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Raccontastorie, Narraleggende, Inventore di mondi, scrittore, fotografo, padre, blogger e giocatore di ruolo http://www.willoworld.net/

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